Sezione di Padova



EL CALIERO 5_2019



GIOVANE MONTAGNA
Sezione di Padova
Notiziario n5 01-09-2019
“ Fate in modo che ogni giorno il cielo e la terra si tocchino”.
(Cardinale Martini)
Mi piace quando fermo
il tempo e lo lasco
scorrere, incurante di
tutti,
riconoscendo che nulla
è così importante che
esserci,
e guardare
e meravigliarsi,
è una cura la sosta
è unguento per gli
occhi,
medicina del cuore.
GIOVANE MONTAGNA-Sezione di Padova-Centro San Girolamo Via Tirana,15 – 35138
PadovaContatti: 335/6898118-email: giovanemontagna.padova@gmail.com
 
SABATO 6 LUGLIO 2019
ESCURSIONE DOLOMITI AMPEZZANE TRAVERSATA: Rio Gere-Faloria- Passo Tre Croci ESCURSIONISTI: Da Rio Gere, m 1690, al Rif. Faloria, m 2190, attraverso il sentiero Dolomieu e prosecuzione fino al Rif. Tondi, m 2327. TURISTI: Da cortina in funivia al Faloria. Da qui alcuni hanno proseguito fino al rif. Tondi altri hanno percorso il sentiero naturalistico CLIFFHANGER LODGE TRAVERSATA La giornata è bella e il sole scalda già, ci avviamo sul largo e assolato sterrato della pista da sci ma il tratto è breve e dopo poco ci addentriamo in un fresco bosco di larici per poi imboccare il sentiero Dolomieu.
E' un tracciato nuovo, dal fondo di terra morbida ricoperta di aghi di pino che in alcuni tratti più ripidi si fa un po' sdrucciolevole.
La salita nel bosco è piacevole e offre non poche sorprese a chi vi si avventura per la prima volta: a tratti si aprono ampi finestroni nel folto del bosco che offrono alla vista scenari
magnifici.
Per primo, l'imponente
massiccio del Cristallo, che ci appare con il suo canalone innevato, e che continuerà ad accompagnarci lungo tutto il percorso svelandosi sempre più chiaramente.
Si resta incantati e non è facile resistere a fare scatti su scatti cercando le angolature più rispondenti all'emozione del momento. Continuando a salire, il sentiero, nei punti più esposti, presenta delle ampie terrazze con panchina e balconata protettiva ed ecco sotto di noi la piana di Cortina ai piedi del maestoso gruppo delle Tofane.
Bello sarebbe avere il tempo di sedersi sulla panchina e gustarsi il panorama, ma bisogna far presto, scattare più foto possibile e lasciare il posto ai compagni che si affollano dietro. Il tempo è poco la strada è lunga e...l'autista deve rispettare l'ora del rientro!!!
Da un successivo “balconcino” panoramico ecco che emerge sullo sfondo la Croda Rossa d'Ampezzo incorniciata da bianche nuvolette. E' un gran bel vedere!!
Ma le emozioni continuano nel salire, ed in lontananza appaiono le Tre Cime di Lavaredo,
a destra del Cristallo. A questo punto si fa grande l'attesa di vedere dal sommo del percorso, dal rifugio Tondi di Faloria, lo scenario per intero. Usciti dal bosco si arriva al rifugio Faloria, e da qui comincia la faticosa e assolata salita al Tondi.
Il passo si fa lento e si procede a testa bassa per riparare gli occhi dal sole. Il rifugio è proprio dinnanzi a noi e parrebbe vicino, eppure quanta fatica per arrivarci!! Alla fine il premio è offerto da uno scenario d'incanto,difficile da descrivere a parole ed è meglio lasciar parlare le foto. Ecco di nuovo il Cristallo con le Tre Cime tra il verde del prato e un cielo blu striato da nuvole bianche.
Poi, a perdita d'occhio a sinistra del Cristallo, un susseguirsi di vette dai nomi famosi: la Croda del Becco, il Pomagagnòn, i monti di Fanes, le Tofane, ed ancora, a sinistra della Tofana di Rozes, il Lagazuoi, il Piz Boè,
il Catinaccio, le Cinque Torri, l'Averao, il Nuvolao, la Marmolada e la Croda da Lago.
Insomma un bel po' di Dolomiti si offrono alla vista da questo stupendo osservatorio.
Ma il tempo passa ed è ormai ora di consumare, in fretta, la colazione al sacco
In discesa lo scenario continua, ma torna via via a restringersi pur offrendo nuove sorprese.
 
Ecco che di fianco alle Tre Cime si presentano, a destra. i Cadini di Misurina e dietro a questi la Croda Rossa di Sesto, ed a sinistra il Lastròn dei Tre Sscarperi e la Torre degli Scarperi.
Tragico teatro della Prima Guerra Mondiale insieme ad altre cime già ricordate
Ma a fugare tristi pensieri ecco nuove sorprese sullo sfondo del Cristallo un' aiuola di rododendri
ed un canalone che ancora conserva abbastanza neve da potersi divertire a percorrerlo di corsa.....
Una gran bella gita e tanto divertimento. Grazie a chi l'ha suggerita e a chi l'ha organizzata.
Testo di Gualberto Lupetti
Foto di Paola Molon
 
SABATO 13 LUGLIO 2019
ESCURSIONE TRAVERSATA: ALLEGHE TURISTI Dopo essere arrivati ad Alleghe nei tempi stabiliti, si sono formati i 2 gruppi Escursionisti e Turisti. I Turisti hanno come programma il giro del lago di Alleghe e per i più volonterosi il prolungamento del tragitto sino alla localita Madonna delle Grazie e visita al relativo Santuario. Alcuni partecipanti si fermeranno in paese per la visita e lo shopping gli altri, in numero di 10, effettueranno il tragitto descritto accompagnati da Anna e Antonio Bortoletto. Si inizia la passeggiata alle ore 9,30. Antonio spiega come si è formato il lago di Alleghe: il lago si originò nella notte dell' ll gennaio l77l quando dal Piz, modesta altura localizzata alla destra del torrente Cordevole, si staccò una rovinosa frana che travolse il villaggio di Riete, seppellendo gli abitati di Marin e Fusine causando la morte di 49 persone. L'ostruzione della valle causata dai detriti della frana sbarrò il naturale deflusso delle acque del Cordevole con la conseguente formazione del lago
L'invaso che si stava lentamente formando,
nelle settimane successive sommerse gli abitati di Soracordevole, Sommariva, Costa e Torre.
Ci vollero 2 mesi perché il lago riuscisse a superare il macereto della frana e tracimare in località
che oggi si chiama Masarè; alla fine di Gennaio il lago era già formato. A nulla valsero ispezioni e
progetti di ingegneri e tecnici della Repubblica di Venezia. La frana era troppo grande e vasta per
riuscire a scavare un canale per far defluire le acque. I1 progetto era impraticabile perché avrebbe
richiesto 2.000 uomini e uno sforzo troppo superioreai mezzi dell’ epoca..
Così possiamo oggi ammirare il lago di Alleghe, una delle mete più belle e frequentate delle
Dolomiti.
Meta che oggi presenta un paesaggio irriconoscibile per effetto delle distruzioni causate dal
passaggio dell'uragano VAIA tra il 26 e 30 Ottobre 2018 che ha imperversato nel Nord Est
interessando essenzialmente l'area montana con I'intensità del vento anche di 200 km orari e che ha
provocato 1o schianto di milioni di alberi con la conseguente distruzione di migliaia di ettari di
foreste alpine.
Man mano che la nostra passeggiata continua ci rendiamo conto del1e distruzioni e subentra in noi
un senso di malinconia e frustrazione.
Arrivati al Santuario della Madonna delle Grazie entriamo per la visita e una preghiera.
Ci incamminiamo sulla via del ritorno e rientriamo ad Alleghe alle ore 12,00, giusto in tempo per
rifocillarci in uno dei molti locali disponibili. In totale abbiamo percorso 7,5 Km. Direi non male
per dei turisti.
Alle ore 14,30 riprendiamo il pullman per ricongiungerci a Palafavera (Val di Zoldo) con il gruppo
degli escursionisti.
Durante il tragitto ancora maggiormente si vedono le conseguenze della tragedia causata
dall'uragano.
Rientro a Padova con sosta a Longarone per il tradizionale ottimo gelato.
Testo di Antonio Bortoletto
Foto di Daniela Sgarbossa
 
SABATO 13 LUGLIO 2019
ESCURSIONE COMPRENSORIO DEL CIVETTA TRAVERSATA: ALLEGHE – RIFUGIO COLDAI – PALAFAVERA ESCURSIONISTI Il programma degli escursionisti è stato leggermente modificato in quanto il sentiero che dai Piani di Pezè raggiunge direttamente il lago Coldai era impraticabile per tronchi e residui di neve. Da Alleghe abbiamo preso la funivia per i Piani di Pezè e successivamente la funivia per il Col dei Baldi m 1922 per godere di un ampio panorama.
Qui è iniziata la nostra escursione: dapprima in leggera discesa fino alla Forcella Alleghe m 1816 e poi per sentiero n.556 fino al Rifugio Coldai m 2132.
 
Un forte vento freddo ha accompagnato la nostra escursione fino alla Forcella Coldai m 2191 e al lago Coldai m 2143 - una gemma sotto la cima della Civetta, consigliando il pranzo al sacco previsto in riva al lago di farlo al riparo del rifugio.
Dopo la sosta ristoratrice al rifugio, abbiamo iniziato la discesa per il sentiero dell’andata fino alla Malga Pioda m 1816 dove abbiamo compattato il gruppo per stare assieme fino al Rifugio Pala Favera m 1550 – dove abbiamo atteso il nostro pullman con il gruppo turisti.
 
Un momento conviviale per il tradizionale gelato offerto dalla Giovane Montagna a Longarone, ha permesso agli escursionisti di stare assieme al gruppo turisti che avevano trascorso la giornata al lago di Alleghe.
Testo di Sergio Pasquati
Foto di Paola Molon
 
SOGGIORNO ESTIVO A MONGUELFO 14- 21 luglio 2019
Andar per monti, passo dopo passo, condividendo con gli altri fatica, chiacchiere, emozioni, ricordi è anche un viaggio nell’io, una ricerca interiore che, nel confronto con la natura e gli altri, è liberante, arricchente, rilassante. Con questo spirito, nella gioia che l’amicizia sa dare, un gruppo di 13 soci si trova a Monguelfo, in val Pusteria, presso la Casa per ferie “Villa S. Giuseppe”, dal 14 al 21 luglio u.s.; per la maggioranza si tratta di un piacevole e desiderato ritorno, per qualcuno di una nuova esperienza.
L’inizio della vacanza, per la quasi totalità della compagnia, è siglato dal pranzo al ristorante “Al Mughetto” in località Auronzo di Cadore.
La comoda posizione di Monguelfo, sulla direttiva Fortezza - San Candido, permette di pianificare itinerari di diversa difficoltà e durata, dando modo ai vari componenti del gruppo di individuare i più adatti alle proprie esigenze e capacità.
Durante il “rituale raduno del dopocena”, si vagliano le proposte dell’esperto, acclamato capogruppo Giorgio, armato di carte topografiche e soprattutto ….di pazienza!!!
Malga Klammbach, mt. 1950, posta su un ampio altipiano, in mezzo a mucche, asini, cavalli e lama, è l’itinerario scelto per iniziare. Dal rifugio Pollaio (Moso-Sesto) si sale con la cabinovia Tre Cime fino allo Stiergarten a mt. 2100, da cui si gode un ampio panorama sulle Tre Cime di Lavaredo e sulle Dolomiti di Sesto: peccato ci sia molta nuvolaglia in giro!
Da qui un comodo sentiero in leggera discesa arriva alla meta.
Il gruppetto “sprint”, invece, coordinato da Gualberto (sarà lui a raccontare nello specifico gli itinerari seguiti), vi giunge a piedi da Moso.
Al rientro, alcuni fanno tappa all’animatissimo centro di San Candido.
In serata piove, ma ormai poco importa…
La verdeggiante Val Casies con le sue splendide malghe e i suoi paesini incantati è la meta successiva per la maggioranza del gruppo, in una splendida giornata soleggiata, dall’aria frizzante.
In auto si raggiunge il borgo di St. Magdalena a mt. 1400, poi, a piedi, per un agevole sentiero, prima malga Messner Hütte (mt. 1660) e successivamente malga Kradorfer Hütte (mt. 1704); Oberberg Alm (mt. 1975), invece, è chiusa, segnala il cartello: che sollievo però apprendere che i due anziani malgari, dove l’anno precedente si era gustato uno strudel impareggiabile, sono in ottima salute e la malga è in ristrutturazione (dovrebbe riaprire ad agosto)!
Al ritorno, nel tardo pomeriggio Lucia T. e Lucia Z. visitano il suggestivo “paese del sole”: Tesido, dove modernità e tradizione convivono in un silenzio armonioso.
Gran fervore e gran discussione per la meta successiva, che alla fine porta buona parte del gruppo a Braies e poi in Austria a Lienz, in trenino. Alcune persone, che già conoscono quelle mete, preferiscono la val d’Anterselva, con l’omonimo lago a mt. 1642. Da qui, attraverso il bosco, salgono a malga Steinzgeralm (mt. 1900) per poi proseguire lungo un sentiero molto pendente tra larici, rododendri e acqua rinfrescante di un ruscello fin oltre mt. 2000. All’intorno una natura incontaminata, dove poter respirare armonia e pace.
L’indomani la lunga Valle San Silvestro (Dobbiaco), avvolta in nubi basse, poco rassicuranti, accoglie tutto il gruppo, a cui si aggiungono gli amici Cecilia e Giampaolo Mogicato, fino alla malga Silvesteralm, mt. 1800, aperta da soli due anni, attorniata da un biotopo, dove cresce abbondante la cotton-grass (Eriophorum).
Al ritorno, non può mancare una gratificante tappa in una pasticceria-gelateria in centro a Dobbiaco.
Un sentiero impegnativo e sempre in salita è la meta del giorno successivo: rifugio Berti al Popera (mt. 1950), da dove si gode un paesaggio maestoso, di vera alta montagna, con nevai e Dolomiti, che ti sfiorano il naso. Lasciate le auto ed alcuni amici al rifugio Lunelli (mt.1568) si sale, si sale, si sale….; all’attraversamento di un torrente, in due punti esposti, per ben due volte, un signore tedesco aspetta Mariuccia e la scrivente per aiutarle: un gesto di gentilezza che colpisce, resta dentro e riempie di bellezza ogni volta che il pensiero lo evoca. Fortunatamente il tempo tiene giusto, giusto fino al ritorno.
Al rifugio Berti una targa ricorda che il 10 luglio 1987 c’è stato il papa San Giovanni Paolo II.
La Val Fiscalina è la tappa del fine settimana: dal parcheggio del campo sportivo di Sesto fino al rifugio Fondovalle a mt. 1548. Poi tutti a pranzo al ristorante Lanterna Verde di Sesto. Al pomeriggio ognuno si gestisce in libertà: chi va a fare acquisti a Dobbiaco, chi a Sillian, in Austria, chi si riposa…
Una settimana sembra lunga, ma se vissuta bene giunge velocemente alla conclusione: così, salutati alcuni amici che decidono di tornare subito dopo la colazione, la maggioranza del gruppo si dà appuntamento a Misurina, decisa a concludere la domenica assieme e, non è certo la strada chiusa da Carbonin per frana, a bloccare il gruppo.
A Misurina alcuni salgono in seggiovia al Col de Varda, altri preferiscono passeggiare fino al lago d’Antorno, uno specchio d’acqua, dove si riflettono le Tre Cime di Lavaredo, uno spettacolo impagabile, a cui, ormai, assiste il mondo…(effetto Unesco)!
Il rientro a casa è ostacolato da un’interminabile coda fino a Longarone…ma questa è un’altra storia!!
Testo di Lucia Zaramella
Prendo il testimone da Lucia Zaramella , per continuare la relazione-staffetta sulle escursioni fatte. Val di Casies: Giro delle malghe: Uwald-Kaser-Stumpf Un piccolo gruppo di 4 componenti sceglie di cimentarsi con una impegativa salita che, partendo dal parcheggio di S. Maddalena (1405 m), porta alla Uwald Alm (2042 m).
E' una bella giornata di sole e siamo tutti animati dal desiderio di camminare e gustare il fresco del bosco e lo splendore dei prati assolati. Non manca di stupirci il panorama del fondovalle e dei monti che lo delimitano.
Dapprima attraverso scorci tra gli alberi
e poi per intero dalla Uwald.
Personalmente mi stimola il ritorno ad una natura ammirata sotto un compatto manto di neve nel marzo scorso, in occasione del Rally Alpinistico.
Cerco di riconoscerne alcuni punti caratteristici:
un torrente con una sagoma di vecchio contrabbandiere e un paio di ponticelli che per ghiaccio o neve alta mi avevano fatto un po' tribolare.
Alla Uwald arriviamo affaticati dalla lunga e ripida salita.
In disparte dalla malga consumiamo la colazione al sacco
gustandoci il meraviglioso scenario della valle con sfondo la cortina di monti delle Dolomiti D'Ampezzo e di Sennes- Braies
Successivamente saliamo alla malga per integrare la colazione con dessert e caffè
Ben riposati dalla lunga sosta e dato che è ancora presto per ritornare a valle, decidiamo di allungare il percorso attraverso la Weg 2000 sino alla Kaser Alm (2076 m) per scendere verso la Stumpf Alm (2001 m) e da qui proseguire verso il punto di partenza. La Weg 2000 inizia con uno stretto sentiero nel bosco per poi aprirsi in un lungo ma panoramico saliscendi fino alla malga Kaser.
Qui facciamo la seconda lunga sosta per rinfrescarci dal calore del primo pomeriggio.
Riprendiamo la discesa su di un'ampia carrareccia con panorama su prati. Per via assistiamo ad una frenetica attività di fienagione
Giungiamo in vista della Stumpf ma non ci fermiano, comincia a farsi tardi ed è meglio accelerare il passo per concludere la lunga “passeggiata”.
Complimenti a Beppino che con flemma ne ha assorbito la fatica.
Malga Ascht In alternativa alla gita al lago di Braies, che la maggioranza del gruppo aveva scelto come meta del giorno, ritorno da solo a Santa Maddalena per un secondo “giro dei ricordi”. Si tratta di una ciaspolata di marzo 2018 alla Ascht Alm (1950 m). La Ascht si trova sul versante opposto a quello del giro delle tre malghe e così completo la mia ispezione di questa parte della valle e dei monti che la delimitano. Inizio la salita attraversando quella parte di paese che si trova alle falde dei monti. Verso il limitare del paese scorgo una bella chiesetta
in posizione panoramica sulla valle. Finite le case, imbocco la carrareccia (segnavia n.10) che porta alla Ascht
Raggiunta la malga, ne approfitto per pranzare e riposarmi gustando il panorama su Santa Maddalena e sui monti del versante opposto. Dopo una lunga sosta riprendo con calma la discesa a valle, sostando di tanto in tanto all'ombra del bosco
Dolomiti di Sesto: Da Moso (1339 m) alla Malga Klammbach (1944 m) Ci dividiamo in due gruppi, quello più numeroso prende la nuova seggiovia Tre Cime e dal punto di arrivo in circa mezz'ora su un sentiero in lieve pendenza raggiunge la malga. I un gruppetto di cinque, tra i quali la Mariuccia, partiamo dalla chiesetta di Moso nella direzione indicata dal segnavia 13.
Il sentiero sale con discreta pendenza attraverso un bosco che porta le tracce della tempesta Vaia.
Là dove il bosco si dirada si aprono scorci di panorama
incappucciati da nubi, per poi aprirsi per esteso una volta arrivati alla malga. Qui complimenti alla Mariuccia che, con pazienza e tanto amore per la montagna, parole sue, ha concluso una salita di 600 m. di dislivello.
Il Panorama è bellissimo anche se un po' offuscato dalle nuvole,
Distinguiamo: in centro le Tre Cime e il Paterno tra La Croda Rossa di Sesto, a sinistra, e I Tre Scarperi,a destra; tutto a destra il Gruppo dei Rondoi-Baranci; a sinistra della Croda Rossa si nota il Popera e lontano sullo sfondo il Gruppo dei Brentoni. La malga è accogliente, ci disponiamo intorno ad un lungo tavolo in un angolo coperto della terrazza per dissetarci, mangiare e conversare ammirando il panorama.
Anche al ritorno la maggior parte del gruppo sceglie la seggiovia, mentre un gruppetto di cinque, diversamente assortiti rispetto alla salita, si dispone per la discesa prendendo un po' di pioggia strada facendo. Ci riuniamo tutti giù a Moso alla bella pasticceria Kofler affacciata sulla Val Fiscalina. Qui allegra abbuffata, quasi per tutti, chi di gelato, chi di yogurt con frutti di bosco e chi di larghe fette di torta.La conclusione della giornata non è per tutti scontata, c'è chi la continuerà a San Candido e chi rientrerà a Monguelfo. Comunque per tutti una bella ed appagante giornata che a cena e nel dopo cena abbiano continuato a raccontarci.
Dal Rif. Lunelli (1568 m) al Berti (1967 m) e al Lago del Vallòn Popera (2142 m)
Attraversiamo la valle di Sesto e superato il Passo Monte Croce Comelico, poco prima di Pàdola svoltiamo per Bagni di Valgrande e attraversato un fitto bosco, arriviamo alla verde distesa di Selvapiana dove si trova il Rifugio Lunelli sul quale incombe il Cestòn Popera
Imbocchiamo il sentiero indicato dal segnavia 101. Questo inizia con una comoda carrareccia nel bosco che ben presto diventa una ostica mulattiera su roccette.
Il panorama è magnifico e su di noi incombe maestoso il Gruppo del Popera con le sue cime aguzze.
Man mano che si sale sembra di sentirlo sempre più vicino. L'emozione è grande davanti a questo gigante di aspra roccia che non manca di offrire un suo tratto gentile con un ruscelletto
che scende tra le rocce in una sequenza di cascatelle.
Saliti al Berti
sembra davvero di avere un contatto fisico con la montagna.
Verso il basso scorgiamo il Lunelli e la valle di Selvapiana e in lontananza il profilo dei monti di confine con l'Austria .
Continuando verso il laghetto, il sentiero (101) attraversa il Vallòn Popera (5).
Qui il panorama si restringe e in lontananza si scorge il ghiaione che porta al Passo della Sentinella situato sulla cresta di giunzione della Croda Rossa di Sesto, al centro, e Cima Undici che resta ancora nascosta. Il sentiero si presenta dapprima come un comodo viottolo fra i mughi per riportare poco oltre ad attenti equilibrismi su roccette.
Raggiungo il Lago di Popèra, incastonato fra le rocce. E' minuscolo, ma sostare a guardarne le acque azzurrine risulta decisamente rilassante e distoglie dall'aspro paesaggio che lo contorna
Il pensiero va indietro nel tempo quando questi monti furono teatro di importanti episodi bellici nei primi anni della Grande Guerra .
Digressione storica – Dal libro “La Valanga di Selvapiana” di Italo Zandonella Callegher
I monti del Comelico, dal Peralba a Cima Banchi al Gruppo del Popèra, Con Cima Undici, e La Croda Rossa erano parte del confine fra il Regno d'Italia e l'Impero Austro-Ungarico. Il Passo della Sentinella era l'unico collegamento fra la Val Fiscalina, austriaca, e la Val Comelico, italiana, pertanto rivestiva un altissimo valore strategico e fu ferocemente conteso tra le due armate. In questo ambiente d'alta quota i soldati affrontarono inverni terribili in precarie baracche di legno sospese su strapiombi vertiginosi e che non raramente vennero travolte da valanghe.
<< Fu così che per l'inverno del 1915-1916 gli italiani elaborarono un piano audace, grandioso, geniale, che prevedeva dapprima la conquista della Cima Undici Sud, quindi la Cima Undici Nord e, infine, il Passo della Sentinella e la Croda Rossa di Popèra fino alla Croda sora i Colesèi>>.
Il passo fu conquistato il 16 Aprile 1916, dopo con un'ardita impresa alpinistica realizzata dal Reparto Scalatori, costituito e comandato dal sottotenente Italo Lunelli, e dagli uomini del capitano Giovanni Sala, i leggendari Mascabroni.
L'impresa, iniziata il 31 gennaio 2016, fu coordinata dal capitano Giovanni Sala.
La realizzazione di questo “piano audace” fu preceduta da uno straordinario sforzo logistico nell'inverno del 1916 per costruire sul Crestòn Popèra, ai margini del Vallòn Popèra, un robusto caposaldo dove << La neve altissima, diversi metri, permise agli italiani di lavorare indisturbati al coperto, fuori dalla vista dei mitraglieri austriaci di Croda Rossa. Oltre a vari ricoveri in neve per circa 200 soldati, furono scavati enormi complessi di trincee e di camminamenti che permettevano il collegamento fra un luogo e l'altro stando al coperto>>. In precedenza era stata spianata la mulattiera che dal presidio costruito intorno alla Casera di Selvapiana, attuale Rifugio Lunelli, permettesse il trasporto di tutti i rifornimenti necessari.
Il trasporto dei rifornimenti alle prime linee e la realizzazione e manutenzione della viabilità, in special modo nel periodo invernale, erano compito della Milizia Territoriale. Un reparto era stato dislocato a Bagni di Valgrande, ma il lavoro frenetico che si stava svolgendo sul Crestòn di Popèra ne richiedeva l'intervento giornaliero e per garantire la rapidità del servizio fu deciso di distaccare una parte del reparto a Selvapiana.
Durante i lavori Sul Crestòn Popera si verificò l'evento tragico del distacco da Cima Popèra di una enorme valanga che investì 46 dei riservisti di Selvapiana.
E' interessante, per dar un'idea delle condizioni in cui vivevano i sodati, ed è drammatico il racconto dell'evento e di quanto lo precedette. Ne riporto alcuni brani:
<< Sull'avamposto del Crostòn Popera manca il petrolio per far funzionare le stufette, mancano i viveri,mancano tante altre cose che non sono arrivate da Selvapiana causa le pessime condizioni atmosferiche >>.
Il capitano responsabile della postazione manda un volontario a Selvapiana con un suo ordine di servizio. Il compito è difficile e pericoloso per la tanta neve caduta ed il rischio valanghe, ma anche per la possibilità di essere visti dai mitraglieri di Croda Rossa. Al volontario viene promesso un premio:
<< Apena te ha consegnà sta letera, par premio ti te pol andar a Bagni de Valgrande par tre dì de riposo; e fate 'n bagno, par ti e anca par mi, che ghe n'avòn de bisogno.>>.
Il volontario conosce bene il percorso ed è abile alpino e nonostante nella discesa incappi in una “valanga di scivolamento”, con fortuna e perizia riesce a <<cavalcarla senza farsi travolgere.... giunge illeso in fondo al pendio.... nella mattinata del 24 febbraio 1916 il responsabile del deposito di Selvapiana riceve...un inaspettato dispaccio recapitatogli miracolosamente.... è titubante, non sa cosa fare. La richiesta d'aiuto è legittima, ma gli sembra una follia far salire i suoi uomini con quel tempo da lupi. … il compito loro affidato è lo sgombero della neve e la riapertura della mulattiera.... garantire il trasporto di viveri e materiali ...dove si trovano gli uomini ...che lavorano ad un ambizioso progetto; dovrebbe essere un segreto, ma tutti ne parlano con ammirazione. La conquista di Cima Undici e del Passo della Sentinella. Compito durissimo, pericoloso, disperato!>>
Vengono radunati <<..i più forti, tutti amici o conoscenti...tutti provenienti dalla magnifica Marca Trevigiana....Sono 46 sventurati...Caricati gli zaini ben affardellati, i militari partono per il loro durissimo viaggio. I muli non possono seguirli; c'è un'esagerazione di neve che deve prima essere sgomberata.....La grande montagna non si vede....La pista è scomparsa e così pure il solco formato sulla valanga del soldato portaordini....Sono consapevoli che senza il loro apporto...il caposaldo del Crestòn Popèra non può resistere.......Flagellati dalla tormenta...fiaccati dal gelo....sfiniti da quella corta pesante maledetta pala....i piedi di ghiaccio....Com'è difficile respirare nella tormenta che imperversa feroce...>> <<..Quando i fanti sono lì, fermi, e chiedono ai caporali un po' di tregua, quando si girano verso valle per evitare la sferza del vento.... quando una luce strana si diffonde tra il biancore....un rumore sordo li fa sobbalzare...Poi sentono un soffio strano...E' lo spostamento d'aria che precede l'enorme valanga che si è staccata dalla cuspide della Cima Popèra....è una valanga polverosa, la più micidiale. Con lei non è solo la neve che ti travolge, ma lo spostamento d'aria; la neve arriva dopo a coprire il mal fatto e a soffocarti...I poveri cristi non vedono la valanga....ma la sentono, sanno che sta arrivando. Tutti sperano...E invece....quando qualcuno cerca di fuggire...quando si fa buio...quando il soffio strappa i berretti e fa volare gli zaini.... arriva la Morte Bianca. E' il terribile soffio che fa infuriare l'aria e la sconvolge. Subito il pulviscolo di neve...turbina attorno ai corpi...Poi travolge tutto. Copre tutto...Infine soffoca...Sono le ore15 di giovedì 24 febbraio 1916.>> Bilancio della tragedia: 11 morti; 29 salvati nella prima ora;1 estratto miracolosamente vivo dopo circa nove ore; 5 feriti seriamente ma vivi.
Val Fiscalina, da Sesto al Rifugio al Fondovalle e ritorno, alcuni in pullman da Campo Fiscalino, pochi altri a piedi. Iniziamo il percorso costeggiando il Rio di Sesto poi entriamo nel bosco ( segnavia 1A) fino a Campo Fiscalino, qui il panorama si allarga sui Tre Scarperi
E' una bella giornata ed il Piano Fiscalino brilla sotto il sole .
Proseguendo si apre lo scenario che fa da cornice alla valle: a destra le Crode Fiscaline, al centro la Croda dei Toni e, a sinistra, Cima Undici e il Passo della Sentinella .Arrivati al Rif. al Fondovalle sostiamo un po' per rinfrescarci e ritorniamo a Sesto per il pranzo alla Lanterna Verde. Conclusione non scontata, dopo pranzo il gruppo si divide per destinazioni diverse
Dobbiaco: Valle San Silvestro Attraversiamo Dobbiaco seguendo le indicazioni per Valle San Silvestro e, poco dopo il rifugio Genziana (1435 m), imbocchiamo il sentiero indicato dal segnavia 1b. La meta è la malga Silvester. Di fatto si tratta di una strada che inizia su asfalto e poco dopo prosegue su sterrato. E' un percorso di circa 6 Km con poche curve e nessun tornante per un dislivello di circa 400 m. La strada, costeggiando il torrente Silvester, attraversa larghi prati fioriti
delimitati da bassi rilievi prativi, da un lato, e un fitto bosco dall'altro. La giornata è cupa e nuvole basse ricoprono alcuni rilievi.Con molta calma giungiamo alla malga Silvester all'ora di pranzo. Scegliamo di stare in terrazza nonostante il sole che è ritornato a splendere.
Ci riposiamo e gustiamo i piatti della casa. Finalmente qui servono minestra d'orzo diversamente dalle varie malghe frequentate nei giorni precedenti.
Concludiamo la giornata a Dobbiaco nell'elegante piccolo centro dominato dalla caratteristica Parrocchiale verde.
Misurina Qui ha avuto inizio e fine una splendida settimana di amicizia e condivisione: inizio: a spasso intorno al lago Dopo l'incontro con le due Lucie ad Auronzo ed il gustoso pranzo al ristorante Al Mughetto proseguiamo verso Misurina e qui sostiamo per una breve passeggiata a bordo lago. L'aria è fresca ma gradevole ed il panorama è stupendo. Ammiriamo il riflesso delle nuvole sul lago e, sullo sfondo, le Tre Cime ed a sinistra la punta della Torre dei Scarperi e il Monte Rudo
Lasciandoci alle spalle il lago, attraversiamo il prato sul retro dell'Istituto Pio XII e da qui godiamo la magnifica vista dell'imponente Sorapis. E' un gradito benvenuto tra i monti delle Dolomiti!
fine: Escursione dal Rif. Col de Varda (2115 m) al Rif. Città di Carpi ( 2110 m) Ancora Misurina ! Arrivati a Carbonin troviamo la strada interrotta per la frana causata dal temporale della notte. Aggiriamo l'ostacolo per Cortina e Passo Tre Croci. Arrivati a Misurina, alcuni si fermano al lago, altri, in un gruppo di 6, prendiamo la seggiovia che ci porta al Rif. Col del Varda. Da qui in 4, tra i quali Amalia, imbocchiamo (segnavia 120) una larga strada sterrata, che inizia con una ripida discesa in vista del Cristallo,
poi si apre su di un vasto orizzonte che spazia su Cristallo, Tofane, Averao, Nuvolao Marmolada e Sorapis ,continua in ripido saliscendi tra bosco e prati con vista sulle Marmarole e successivamente costeggia la muraglia dei Cadini fino al Rifugio Città di Carpi. Da qui il vastissimo panorama offre per intero la vista dell'altro versante dei Cadini con, in primo piano, le cime Maraia, e, sullo sfondo, la Croda dei Toni.
Ritorniamo per lo stesso percorso dell'andata e al Rif. Col de Varda sostiamo per la colazione.
Congratulazioni ad Amalia per aver ben assorbito la fatica del continuo e ripido saliscendi del percorso. Nel frattempo le condizioni atmosferiche sono peggiorate, si è fatto nuvolo e si è alzato un forte vento che ha fatto arrestare la seggiovia. Subito dopo è iniziato un violento temporale. Ci rifugiamo in rifugio!!! Qui attendiamo che passi la bufera. Aperta la seggiovia, scendiamo sotto una debole pioggia. Al parcheggio, saluti frettolosi dalle macchine e via per il rientro in un gran traffico: da Auronzo a Longarone quasi quattro ore!
Testo e foto di Gualberto Lupetti
 
Prossimamente di Daniela Sgarbossa SABATO 07 SETTEMBRE PARCO NATURALE FANES - SENNES - BRAIES LAGHI DI FOSSES – RIF. BIELLA
Gli escursionisti da Fiammes arrivano in bus navetta a Malga Ra Stua (1668 m) e da qui proseguono a piedi lungo una larga sterrata in leggera salita, che li porta a Campo Croce (1758 m) dove nasce il torrente Boite che dà il nome alla valle dove si trova Cortina d’Ampezzo. Continuano poi su un sentiero subito ripido e stretto che supera lo sbarramento roccioso delle Crepe di Socroda e porta al Pian di Socroda e alla Cros del Gris (2188 m). Scendono quindi nell’ampia valle dell’Alpe di Fosses dove si trovano i Laghi di Remeda Rossa e i Laghi Piccolo e Grande di Fosses (2142 m). Superati i laghi, gli escursionisti riprendono a salire verso il Rifugio Biella (2327 m) che si trova sotto la Croda del Becco. Il ritorno a Malga Ra Stua avviene passando per il rifugio Sennes e la Val Salata, poi gli escursionisti prendono il bus navetta per Fiammes. I turisti da Fiammes possono compiere una tranquilla passeggiata di 3 km su strada forestale giungendo così al Lago Ghedina eal Rifugio Ghedina. DOMENICA 15 SETTEMBRE ALTOPIANO DI ASIAGO: TURISMO A ROTZO ALTAR KNOTTO (escursionisti)-CHIESETTA DI SANTA MARGHERITA E ABITATO PROTOSTORICO DI BOSTEL (turisti) La grande formazione rocciosa a strapiombo sulla Val d’Astico, a 1334 metri di quota nel territorio di Castelletto di Rotzo, è sempre stata fonte di miti e leggende per gli abitanti dell’Altopiano. “Sul monte, dopo i neri boschi d’abete, si apre nel cielo una chiara radura coperta da ginestre e dove affiorano le ossa della Terra: macigni grigi levigati dal Tempo. Sotto precipita una valle con paesi sparsi lungo il fiume e, lontano la pianura fino al mare. La mia gente saliva fin quassù portando la vittima per il sacrificio; il popolo restava in silenzio fra le ginestre e le pietre, mentre i sacerdoti per un cunicolo si accostavano all’Antico Sasso in bilico sul baratro”. – Così descrive il luogo Mario Rigoni Stern ne “L’Altopiano dei Sette Comuni”.
L’Altar Knotto o Alte Knotto in cimbro (vecchia pietra), detto anche "el scagno del diavolo", è il simbolo dell’Altopiano dei Sette Comuni e fa immergere gli escursionisti nella natura, nella storia e nell’archeologia. Questo grande masso, oltre che fonte di leggende e misteri, è oggetto di molte interpretazioni, alcune delle quali davvero fantasiose ed incredibili: - una stranezza della natura - una sfinge sorniona - un equilibrio impossibile - uno scacco all'abisso e alla gravità - un brivido pietrificato - un riparo per uomini preistorici - un osservatorio per cacciatori preistorici - un luogo magicoc-un luogo di culto preistorico - un altare naturale dove si svolgevano cerimonie sacre - una concentrazione di energia - un ponte sulla nostra preistoria - una macchina del tempo - un posto di grande fascino - con lo Spitz Knotto di Stocarè e l’Hanepos di Marcèsina (“L’Incudine di Thor”), rappresenterebbe il vertice di un triangolo magico, un luogo più che adatto per sacrificare agli spiriti dei boschi, dei monti e delle sorgenti. In conclusione, cos'è, cosa evoca, cosa ha rappresentato, cosa si svolgeva in epoca preistorica sulla piatta tavola di questo enorme masso non si può dire nulla di sicuro: più che della magia della natura non è dato di sapere.
L’abitato protostorico di Bostel sorgeva a 850 metri di quota su un pianoro naturalmente difeso e in una posizione ottimale per il controllo del territorio circostante. Per questo motivo, dovette rivestire una funzione molto importante nella seconda età del Ferro, visto che l’economia dell’epoca era basata soprattutto sul flusso delle risorse pastorali e minerario/metallurgiche tra la zona Prealpina e la pianura. Proprio a questa funzione di controllo rimanderebbe, secondo lo studioso Gianbattista Pellegrini, il toponimo “Bostel” che significherebbe “parte dove stava un castello, rovine d'un castello”. Escludendo una frequentazione sporadica dell’area fra il XII e il X sec. a.C. della quale non rimangono tracce visibili, l’abitato venne costruito verso la fine del V sec. a.C e perdurò sino al II sec. a.C. quando venne distrutto da un incendio. Si stima che l'abitato si componesse di 600 case seminterrate, distribuite su almeno tre terrazzi principali articolati da strade e partizioni interne che indiziano una planimetria complessa del villaggio. Le case erano di tipo alpino: uno scasso nel deposito sterile alloggiava il perimetro inferiore dell'abitazione, realizzato con grossi blocchi di pietra locale sovrapposti in corsi non regolari a secco; per la parte superiore dell'edificio si ipotizza una costruzione a sacco, con struttura portante in legno e riempimento di terra e pietrisco. Poco si sa dell'alzato, ma il rinvenimento di alcune lastre di pietra sul pavimento dell'abitazione, organizzate secondo uno schema regolare, fa ipotizzare che fungessero da base per travature verticali che sostenevano un tetto a spiovente. Lo spazio interno
 
VENERDÌ 20 – DOMENICA 22 SETTEMBRE MAJELLA: INCONTRO INTERSEZIONALE ESTIVO ORG. SEZIONE DI ROMA DOMENICA 06 OTTOBRE LESSINIA LA VALL E DELLE SFINGI
La Valle delle Sfingi, lunga circa 800 metri, presenta una serie di grossi monoliti in calcare (Rosso Ammonitico ed Oolite di San Vigilio), variamente modellati dalla disgregazione e dall'erosione, allineati sul fondovalle e regolarmente distanziati l'uno dall'altro .Il punto di partenza per l’escursione è Camposilvano, più precisamente la zona del museo e del Covolo (1155 m).
Il Covolo è un enorme pozzo del diametro di più di un centinaio di metri e profondo almeno una sessantina, sul cui fondo si apre un ampio 'covolo' (=grotta) largo 70 metri per un’altezza di 35 metri e una profondità di oltre 50 metri. L'aria, all'interno del covolo, è sempre freddissima e lo stillicidio quasi sempre si trasforma in ghiaccio. Sono le caratteristiche di questo spettacolare fenomeno della natura dovuto a crolli successivi, di un’ampia grotta residuale di fenomeni carsici tipici del degrado degli strati di Calcare Rosso. Il posto è davvero suggestivo. Un breve sentierino a gradini porta dal Museo dei Fossili di Camposilvano al bordo di questo enorme cratere completamente invaso da una vegetazione lussureggiante. Se, anziché essere la tipica vegetazione delle macchie boschive pedemontane venete, si trattasse di vegetazione tropicale, la suggestione sarebbe quella di luoghi esotici lontani visti nei documentari, ma il Covolo di Camposilvano non è da meno. Superato il ciglio, probabilmente in epoche passate persino difeso con muretti a secco (dei quali pare di vedere qualche traccia), si scende nel centro dell'anfiteatro tra enormi massi di crollo fino ad un incredibile balcone panoramico (con più che opportuna panchina) dal quale si domina il profondo ingresso dell'enorme grotta. Scesi ancora di qualche metro, all'altezza della volta della grotta, la temperatura cambia
repentinamente con uno sbalzo davvero incredibile, si ha subito la sensazione di entrare in un frigorifero, e così pure cambia la vegetazione, ora formata solamente da piante erbacee pioniere fin sul bordo del volto dove anche la luce si riduce sensibilmente. Il luogo è stato frequentato fin da
tempi remotissimi, probabilmente ben prima dell'ultima glaciazione e cioè almeno 50 / 70 mila anni fa e, forse, ben più in là, come per altri siti quali il ben noto Ponte di Veja, con la presenza anche dall'Uomo di Neandertal. La frequentazione è stata pressoché ininterrotta anche in epoca romana e medievale, nonché in epoche moderne. Lo testimoniano alcuni reperti custoditi nel Museo di Camposilvano, tra i quali ossa di animali, residui di battute di caccia, pugnali e arnesi in selce, armi romane, punte di frecce di balestre. Sicuramente il 'Covolo' è sempre stato sfruttato come una sorta di enorme, comoda ed economica ghiaccia.
Il Museo Geopaleontologico, inaugurato nel luglio del 1999, espone numerosi reperti fossili, amorevolmente raccolti da Attilio Benetti e sistemati con esaurienti didascalie e descrizioni. Vi si trovano tutti i reperti esposti nel precedente Museo dei Fossili e molti altri ancora. E' costituito da una grande sala con reperti fossili prevalentemente della Lessinia (dell'Era Secondaria e Terziaria) ed è illustrata, tra l'altro, la genesi del Covolo. Nelle numerose vetrine sono ben disposti fossili relativi alle formazioni sedimentarie della Dolomia, del Calcare Grigio, del Calcare Oolitico, del Rosso Ammonitico (con stupendi esemplari di ammoniti fossili),del Biancone e della Scaglia Rossa, nonché rocce eruttive dell'Era Cenozoica e Calcari Nummulitici. Infine il Museo raccoglie resti di Orso delle Caverne e reperti (ceramiche ed armi) rinvenuti nel Covolo. All'esterno del Museo si possono ammirare altri fossili, tra cui una gigantesca colonna vertebrale di squalo.
Al Museo si può acquistare il libro, molto interessante, intitolato “I racconti dei Filò dei monti Lessini” di Attilio Benetti. Qui l’autore ha riportato un racconto ispirato alla fantasia popolare da uno dei monoliti della Valle delle Sfingi.
 
DOMENICA 20 OTTOBRE MARRONATA A LUSERNA
IL SENTIERO CIMBRO DELL’IMMAGINARIO L’escursione si svolge tra i prati e i boschi dell’altipiano di Luserna. Caratteristiche del “Sentiero dell’immaginario” sono le opere in legno di artisti locali e i pannelli informativi i quali permettono di scoprire i personaggi che la fantasia e la tradizione popolare cimbra hanno tramandato nei secoli. Particolarmente bello il tratto in mezzo al bosco con il basilisco-drago, che porta al laghetto alpino con la scultura dell’orso.
 
VENERDÌ 25-DOMENICA 27 OTTOBRE
ASSEMBLEA DEI DELEGATI 2019
ORG: SEZIONE DI CUNEO
VENERDÌ 25 ottobre
Partenza in bus da Via Tirana alle ore 8.00. Lungo i tragitto sosta per la visita della Certosa di Pavia.
Nel tardo pomeriggio: arrivo a Cuneo e sistemazione al Crystal Hotel.
Ore 19,30 – Cena. Dopo la cena tour turistico “Cuneo la nuit”
SABATO 26 ottobre
Ore 8 – Colazione
Ore 9 – Partenza per la visita a Caraglio del:
“Filatoio Rosso” e la mostra di “Leonardo e il Tessile”
Ore 10 – Accoglienza e sistemazione dei nuovi arrivati.
Ore 10,30 – Riunione del Consiglio Centrale
Ore 12,30 – Pranzo
Ore 14 – Inizio dell’ASSEMBLEA col saluto del Presidente Centrale e degli Invitati:
Don Mauro BIODO Parroco Cattedrale, Avv. Prof. Alberto GIANOLA Presidente CAI Cuneo e Prof. Alberto VALMAGGIA, socio della sezione di Cuneo.
Seguirà l’inizio dei lavori.
Ore 14,30 – Accompagnatori lasceranno l’Assemblea per escursione guidata in Cuneo:
“Parco fluviale, viale degli Angeli e Santuario Madonna degli Angeli”
Ore 18,30 – Santa Messa celebrata da Don Mauro
Ore 19,30 – Cena
Ore 21,15 – Intrattenimento serale: I fratelli PANZERA, conosciuti e apprezzati dagli appassionati di montagna e di viaggi, presentano il loro video: “Le Vie del Sale”
DOMENICA 27 ottobre
Ore 8 – Colazione
Ore 8,45 – Partenza degli accompagnatori per una visita guidata nel:
“Centro Storico di Cuneo e il Museo Diocesano”
Ore 9 – Proseguimento dei lavori assembleari
Ore 13 – Pranzo
Al termine saluto, scioglimento dell’Assemblea e partenza per le proprie destinazioni.
GRAZIE PER IL TEMPO CHE HAI DEDICATO ALLA LETTURA.
Grazie a tutti coloro che hanno contribuito a questa edizione di El Caliero e che continuano a credere in questo meraviglioso progetto.
Paola Molon