Rifugi e Bivacchi della Giovane Montagna



Bivacco Sergio Baroni


al Duranno (Perarolo di Cadore - Belluno) (m.1732)


Generalità e descrizione
Sorge in Val Montina su un piccolo spiazzo, presso i ruderi della Casera Bosco Negro Alta, alla base dell'imponente parete nord del Duranno e di fronte ai versanti ovest della Cima dei Preti e sud-ovest della Cima Laste.
Inaugurato il 10 ottobre 1976 è dedicato al socio Sergio Baroni, scomparso nell'alta Val Senales il 12 agosto 1973.
Di proprietà delle Sezioni del C.A.I., ANA e Giovane Montagna di Venezia, il bivacco è del tipo a semibotte modello "Fondazione A. Berti" con ossatura in ferro rivestita in lamiera e verniciato in rosso.
Può ospitare 9 persone ed è attrezzato con coperte, materassi, materiale vario e di pronto soccorso. Acqua di sorgente a pochi minuti in direzione sud.
Insieme al rifugio Maniago, posto sul versante sud-ovest, ed al bivacco Greselin ad est, si completa in modo naturale la serie di appoggi indispensabili per un terreno di arrampicata ed escursione, quale l'importante costiera della Cima Laste, Cima dei Preti, Cima dei Frati e Monte Duranno.
La manutenzione del bivacco è affidata alla Giovane Montagna di Venezia che ha provveduto, con grande impegno e responsabilità, ad attrezzare con corde fisse i tratti maggiormente esposti degli itinerari di accesso.

Vie di accesso
Il bivacco può essere raggiunto con diversi percorsi: vengono indicati e descritti quelli maggiormente frequentati.

a) dalla Valle del Piave: da Auronzo a Pieve di Cadore e lungo la strada per Longarone, alla località di Macchietto (m 532), frazione del comune di Perarolo (km 35 da Auronzo). Da Macchietto scendere per un breve sentiero ed imboccare una passerella di proprietà dell'Enel, onde traversare il Piave. Sull'altra sponda , sulla sinistra, inizialmente per circa 30 metri per piegare poi decisamente verso destra per un ripido sentiero (segnavia n. 399) che supera nel bosco un costolone, sulla sinistra orografica della Val Montina.
Dopo circa un'ora, la pendenza diminuisce e si raggiunge il torrente del Van de Ruditia, lo si traversa e si risale la china opposta con breve ripida rampa. Ancora a mezzacosta con moderata pendenza , aggirando lungamente la Costa dei Tass, si perviene con vari saliscendi ad una piccola capanna dal tetto spiovente (m 1140: può dare, in caso di necessità, ospitalità a 2-3 persone). Proseguendo nel fitto bosco di faggi ed abeti, quasi sempre in piano, si arriva infine ai pochi tronchi marciti della Casera Bosco Negro Bassa (m 1220). Si porta, dopo circa 100 metri nel bosco, a traversare una sorgente (porre attenzione al muschio scivoloso) e per una breve cengia rocciosa, stretta ed esposta, si raggiunge il greto del torrente della Val Bosconero (tratto attrezzato con 53 metri di corda fissa.
Salire il versante opposto con forte pendenza, tra mughi, sino ad una zona franosa: deviando a sinistra, si arriva ad una corta cengetta in salita, per la quale si aggira una costola boscosa. Risalire nel suo fondo, un valloncello sassoso e quindi a sinistra su tratto ripido: girare verso sud-est nel bosco, con moderata pendenza, e poi direttamente per un lungo pianoro. In salita si costeggia per breve tratto un torrente (sinistra orografica), e nel bosco spostandosi leggermente a sinistra puntando sempre al Dente del Duranno, che si vede in tutta la sua maestosità.
Si raggiunge, in una piccola radura, i resti della Casera Bosco Negro Alta e dopo pochi metri il bivacco (ore 4 da Macchietto).
Panorama grandioso sulle vette circostanti ed esteso verso nord sui Gruppi del Bosconero, Pelmo, Tofane, Antelao e Marmarole.

b) dal rifugio Maniago: da Auronzo a Longarone e da questa località a Erto (m 778, km 10 da Longarone). Una strada carrozzabile risale la destra orografica della Val Zemola sino alle ghiaie del Pian del Mandriz. Per la carrareccia di sinistra si giunge in breve alla Casera Ferrera (m 1255) che si supera toccando il torrente, scendente dal Monte Città.
Su per costa ripida nel bosco (segnavia n. 374), si traversa un altro torrente (il Gè di Pezzei) e, per terreno con pendenza costante e ripida, si tocca la bella radura di Casera Pezzei (m 1442).
Sempre in salita si perviene al circo terminale della Val Bozzia, dove si incontra il sentiero che traversa alla Casera Bedin di Sopra e per il quale, verso destra e quasi in quota , si è in breve al rifugio Maniago (m 1730, ore 1,30 dalla Casera Ferrera. Proprietà della sezione C.A.I. di Maniago con 20 posti letto. Acqua corrente, servizi e cucina. Chiavi presso il Bar Alpino di Erto).
Dal rifugio, con il sentiero n. 382, rimontare sino alla sua sommità il vallone superiore della Val Bozzia: a questo punto, il sentiero, a ridosso della parete, si trasforma in cengia, larga ed inclinata e ricoperta di ghiaia (porre attenzione in presenza di vetrato) e porta direttamente alla Forcella della Spalla (m 2133: verso sinistra si stacca il "percorso alpinistico o Zandonella").
Scendere inizialmente per un tratto di ghiaione, poi per una lunga lastronata inclinata ed attrezzata con 36 metri di corda fissa, sino a raggiungere un canale franoso.
Girando sulla destra, inizia una lunga cengia ghiaiosa (polle di acqua) che porta al pendio erboso discendente, ripido ai mughi, appena sopra il bivacco (ore 2,30 dal rifugio Maniago).



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