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Renato Chabod
La cima di Entrelor



La cima di Entrelor La cima di Entrelor era fuori catalogo da decenni. Da qualche mese (a 50 anni dall’edizione Zanichelli) è tornata disponibile, questa volta nella collana “Personaggi” del CAI (si può acquistare nelle Sezioni o su https://store.cai.it). Le figlie Adriana e Valeria hanno infatti voluto donare al Club Alpino i diritti dell’opera, insieme a molte foto e documenti inediti.
E c’è da rallegrarsene, per il valore dell’opera e per il valore dell’autore. Renato Chabod è stato uomo poliedrico e, molto opportunamente, il Centro Operativo Editoriale del CAI, che ha curato la pubblicazione, ha voluto premettere quattro testi introduttivi, che ne illustrano l’attività.
Nato nel 1909 ad Aosta, nel 1927 si trasferì con la famiglia a Torino dove, al Liceo D’Azeglio, fu compagno di coloro che sarebbero diventati i principali intellettuali antifascisti torinesi. Ma il legame con la sua terra non venne mai meno, anche grazie ad una precocissima passione alpinistica. Tanto che la sua tesi di laurea in Giurisprudenza (che gli valse la lode e il diritto alla pubblicazione) aveva per tema “Questioni giuridiche in tema di alpinismo” (argomento nel quale fu per decenni un’autorità indiscussa in Italia).
Dopo il servizio militare nel Battaglione “Aosta”, fu Procuratore del Re, prima a Cuneo e poi alla Corte d’Assise di Ivrea (dove si trasferì dopo il matrimonio). Richiamato allo scoppio della guerra, gli toccò comandare un sottosettore del Miage: «Fortunatamente non ci toccò di dover combattere, perché sarebbe stata una sciagurata guerra in famiglia, fra montanari dall’uno e dall’altro versante del Bianco». Più tardi passò alla resistenza, presso il secondo comando di zona, di stanza a Valtournenche.
Se il testo introduttivo di Alessandro Giorgetta racconta bene la sua notevole attività alpinistica (arrampicò, tra gli altri, con Gervasutti, Boccalatte, Massimo Mila, Ghiglione…), il suo impegno per il CAI e la sua passione per la pittura (l’edizione Zanichelli era illustrata con alcune sue tavole), i testi di Roberto Louvin e Marco Cuaz ne esplorano soprattutto l’attività giuridica e politica. Che lo portò dalle battaglie per il progetto di regione autonoma della Valle d’Aosta insieme al fratello Federico, storico di grande valore, al Consiglio Regionale (1954-58) e poi al Senato della Repubblica per due mandati. Il secondo (1963-1968) rappresenta l’apice della sua carriera; nell’ultimo anno ricoprì anche la carica di Vice Presidente del Senato: mai nessun rappresentante della Valle d’Aosta era salito così in alto.
Nel frattempo il CAI gli aveva tributato la Medaglia d’Oro nel 1963 e nell’Assemblea del maggio 1965 (quella che celebrò il primo centenario della salita del Cervino) fu eletto Presidente Generale. Lasciò la carica dopo due mandati e qualche anno dopo – dal 1975 al 1978 – fu Presidente del Club Alpino Accademico, in cui era stato ammesso molto tempo prima, a soli 21 anni.
Tali poche e incomplete pennellate mostrano una vita ricca che era opportuno raccontare. Anche perché nelle pagine di questo suo celebre libro gli accenni alle vicende personali sono sempre velate d’ironia. «Il suo stile – scrive Giorgetta – è scoppiettante, arguto, icastico; anche nel descrivere le situazioni più drammatiche e pericolose usa l’ironia, cerca sempre l’aspetto tragicomico, assolvendo la montagna da ogni colpa che attribuisce, iniziando da se stesso, agli alpinisti, che “se la vanno a cercare”» (p. 12).
Pagine, quelle de “La cima di Entrelor”, che in maniera leggera ma tutt’altro che superficiale, ci raccontano l’alpinismo italiano dagli anni Trenta agli anni Sessanta, attraverso l’esperienza di una delle sue figure centrali.
Marco Dalla Torre

Renato Chabod, LA CIMA DI ENTRELOR, collana “Personaggi” n° 3, Club Alpino Italiano, Milano 2019, pp. 430, € 26,00




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