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Italo Zandonella Callegher
Alpinista per scommessa. Piero Ghiglione - scalate nei cinque continenti



Alpinista per scommessa. Piero Ghiglione - scalate nei cinque continenti L`originale inglese è del 1992, in Italia la pubblicò Zanichelli nel 1994; mi riferisco all`Enciclopedia dell’alpinismo di Walt Unsworth, opera pregevole, ma che provocò da noi risentite critiche. Alpinisti, storici e scrittori come Papuzzi, Crivellaro, Benedetti ed altri, nonostante la revisione di Luciano Marisaldi, vi rilevarono carenze importanti. Del resto, lo si sapeva già dai tempi della Engel: gli inglesi nel dopoguerra furono a lungo poco teneri verso gli ambienti alpinistici italiani e tedeschi. Dal novero degli alpinisti italiani esclusi, fatto da Papuzzi, si è salvato Piero Ghiglione (1883-1960), al quale tuttavia è riservato un giudizio alquanto ironico. Unsworth lo classifica infatti come “Famoso alpinista italiano del quale si dice abbia scalato più montagne di qualsiasi altro, e in ogni parte del mondo (...). Fa parte dei tradizionali scrittori - alpinisti, piuttosto ricchi e dediti completamente alla montagna (...). Condusse una spedizione di successo al Monte Api (Himalaya) a 71 anni." A studiare a fondo la personalità di Ghiglione viene finalmente il lavoro di Italo Zandonella Callegher, Accademico del CAI, che restituisce del personaggio un ritratto obbiettivo e completo, fitto di citazioni, frutto di una ricerca estremamente accurata. Ne esce una personalità con tutti i suoi chiaroscuri, ma soprattutto con l’umanità che non sempre palesava. Personalità difficile da interpretare quella di Ghiglione: non per nulla sono passati quasi sessant`anni dalla sua scomparsa – dovuta alle conseguenze di un grave incidente automobilistico - prima che fosse pubblicata una sua biografia abbastanza completa. Molti invece sono stati gli articoli di riviste come quello, piuttosto severo, di Giorgio Daidola ; quasi tutti hanno dedicato molto spazio alla tragica spedizione del 1954 al Monte Api (7132 metri) nel Nepal himalayano, da lui diretta. Come giustamente fa rilevare Zandonella, la vicenda del Monte Api – nella quale persero la vita tre dei quattro componenti - è quella che più ha segnato la vita di Ghiglione, unico superstite a 71 anni suonati, nonché quella che più ha contribuito a far discutere sul suo modo di intendere l`alpinismo. Marisa, la vedova di Giorgio Rosenkrantz, uno dei tre scomparsi - quasi in contrapposizione al libro di Ghiglione sulla tragedia - ne pubblicò un altro con le lettere delle vittime. Zandonella ha individuato la serie di errori che portò allo sfortunato esito della spedizione; è sperabile che questo chiarimento possa mettere la parola “fine” alle tante discussioni. Nei riguardi di Ghiglione, di quella triste esperienza si potrebbe tirare per lui la stessa amara conclusione confidata da Bonatti a Dino Buzzati dopo la tragedia del Freney (1961): “Non mi perdonano il torto di essere ritornato vivo”. Il titolo attira attenzione e curiosità; dalle ricerche di Zandonella risulta che fino all’età di trent’anni il nostro personaggio si occupava prevalentemente di sci. Ma nel 1912 a Berlino durante un pranzo di fine anno fece una scommessa con un gruppo di amici tedeschi: se avesse scalato una montagna del Caucaso superiore ai 5000 metri in meno di venti giorni, gli avrebbero rimborsato metà delle spese. L`avventura di Ghiglione con due compagni ebbe luogo nell`estate del 1913 con meta il Kazbek (5047 metri) e non fu priva di vicissitudini. Ghiglione comunque vinse la scommessa e scoprì l`alpinismo. Ma lo scoppio della guerra gli impedì di coltivarlo seriamente; continuò però con lo scialpinismo, anche come istruttore delle truppe alpine. Le sue ascensioni scialpinistiche, molte delle quali realizzate nel gruppo prediletto del Monte Rosa, gli meritarono l`ammissione al CAAI. Zandonella ci guida nella frenetica carriera alpinistica del nostro, che durerà 25 anni e lo renderà famoso. Notiamo che le montagne che videro Ghiglione nel 1933 passare decisamente all`alpinismo non furono le Alpi, bensì i Pirenei! Poi ci fu la spedizione nelle Ande (1934), fortemente appoggiata dal potere politico, insieme a uomini del calibro di Boccalatte, Gervasutti, Chabod, Bonacossa: furono salite varie cime, fra cui il Cerro Cuerno e il Tronador. Ma solo la lettura del libro dà un’idea chiara dell’enorme quantità di viaggi ed ascensioni di Ghiglione, il quale sembra divertirsi nello scovare montagne prima mai conosciute. A parte i giudizi di alcuni compagni e dei giornalisti sulle sue particolarità caratteriali - che peraltro non gli hanno impedito di avere dei fraterni amici come Aldo Bonacossa, Marcel Kurz, Arturo Ottoz, Giuseppe Pirovano, Gabriele Boccalatte -, il libro di Zandonella ha un grande merito: quello di assegnare a Ghiglione il posto che gli è dovuto nell`olimpo dell’alpinismo italiano. Le sue credenziali illustrate nel volume sono numerose e valide, alcune forse prima d`ora poco note: sciatore anche agonistico in varie specialità fra cui il salto dal trampolino, pattinatore artistico, autore di una dozzina fra libri e manuali, ingegnere nel settore auto, giornalista, organizzatore di spedizioni internazionali, ma soprattutto scalatore di vette nei cinque continenti. Una personalità a dir poco poliedrica, ma nella quale - grazie al lavoro di Zandonella - i pregi prevalgono di gran lunga sulle manchevolezze.

Lorenzo Revojera

Alpinista per scommessa. Piero Ghiglione - scalate nei cinque continenti, di Italo Zandonella Callegher. Edizioni Alpine Studio, 2018, pagg. 332 €19




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