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R. Dini, L. Gibello, S. Girodo
Rifugi e bivacchi. Gli imperdibili delle Alpi. Architettura, storia, paesaggio



Rifugi e bivacchi. Gli imperdibili delle Alpi. Architettura, storia, paesaggio Opera di tre architetti torinesi membri dell’associazione “Cantieri d`alta quota" nonché appassionati alpinisti, il volume è frutto di una laboriosa ricerca che spazia sull`intero arco alpino. Non ultimo pregio ne è appunto il respiro internazionale; edito con la consueta cura da Hoepli, offre - dopo una introduzione storica -, oltre cinquanta schede di strutture d`alta montagna appartenenti, per così dire, a una nuova generazione, attenta alle maggiori sensibilità ambientali e alle esigenze degli attuali frequentatori delle Alpi. La serie di schede parte dai rifugi e bivacchi francesi fino ad arrivare a quelli sloveni.
ll solo fatto che sia stata fondata un’associazione ad hoc indica già di per sé quanto lunga sia la strada percorsa a partire dai primi rifugi di fine Ottocento promossi dai neonati club alpini di tutta Europa. A quei tempi la loro costruzione veniva affidata ai montanari locali, che avevano come modello le baite, in pietra a vista e travi di abete, dei loro alpeggi. Il Club Alpino locale o i donatori del rifugio si limitavano ad inviare i materassi e le coperte… Si profittava degli anfratti rocciosi, dei pochi tratti pianeggianti, delle caverne. Emblematica la storia del Refuge du Couvercle, del CAF (Gruppo del Bianco) che nella prima versione del 1904 aveva come tetto una enorme lastra di roccia sporgente: e quella dell’Hotel des Neuchâtelois, un anfratto che ospitò lo scienziato Agassiz e i suoi compagni mentre effettuavano studi sulle morene, negli anni `30 dell`Ottocento.
Nell`introduzione, il prof. Antonio De Rossi afferma che la questione della costruzione dei rifugi e delle infrastrutture e dell`infrastrutturazione dell’alta quota è un tema di ricerca ... costruire in quota è infatti sinonimo di laboratorio di natura sperimentale. Il susseguirsi delle schede dei rifugi (con fotografie, schizzi e planimetrie) ne è conferma: benché l`aspetto di alcune strutture possa destare sorpresa - soprattutto negli alpinisti “veterani” - risulta chiaro lo sforzo da parte dei progettisti di rendere compatibili la spinta innovativa di forme e materiali e il rispetto per l`ambiente e la tradizione.
ll volume privilegia i rifugi a carattere “avveniristico", notevoli per l`audacia della collocazione o per le forme: ma non si può definire un testo puramente tecnico.
Infatti, dalla breve storia che accompagna la scheda di ogni rifugio traspare che gli autori non sono soltanto progettisti ma anche esperti alpinisti. Vi si trovano in sintesi le vicende di rifugi e bivacchi famosi nella storia dell’alpinismo: è il caso dell`Aiguille du Goûter, del Gonella, del bivacco Gervasutti, della Monte Rosa Hütte, del Regina Margherita e così via.
l "veterani" di cui sopra saranno lieti di riconoscere quasi immutato l`aspetto di alcuni rifugi storici, come il Mezzalama in Val d`Ayas, il Vaiolet, il Pedrotti-Tosa e il Tuckett nel Brenta: ammodernati all`interno con nuovi impianti e comfort, è stata sapientemente rispettata la memoria che rappresentano.

Lorenzo Revojera

Rifugi e bivacchi, di R. Dini, L. Gibello, S. Girodo, Ediz. Hoepli, Milano 2018, pagine 343, € 29,90



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