Sezione di Padova



AGGIORNAMENTO SENTIERO RILKE _IL MARE D`INVERNO
21/2/2020



Prossimamente ecco i  3 appuntamenti:


Bimestrale di informazioni, curiosità, note culturali sulle attività programmate dalla nostra sezione


N.1/2020


PROGRAMMA E ANTICIPAZIONI PER: 

Venerdì 21 febbraio 2020


Duino. Sentiero Rilke (aggiornamento)


Chissà se la bellezza del luogo solleciterà la vena poetica dei nostri soci ispirando loro


versi come quelli di Rainer Maria Rilke


Da “Elegie Duinesi”: Elegia 1 (partim)


Chi, se pur gridassi, mi udrebbe dalle gerarchie


degli angeli? E se uno mi stringesse d’improvviso


al cuore, soccomberei per la sua più forte presenza.


Ché nulla è il bello, se non l’emergenza


del tremendo: che possiamo appena reggerlo ancora,


e lo ammiriamo tanto, perché rilasciato


non degna distruggerci. Ognuno degli angeli è tremendo.


E mi trattengo così, e inghiotto l’appello d’oscuri


singulti. Ah! Chi possiamo allora chiamare in aiuto?


Gli angeli no, gli uomini no, e i sagaci


animali già lo notano che non siamo troppo


affidabili a casa nel mondo già interpretato.


Ci resta forse un albero sul pendio, che ogni giorno


possiamo rivedere; ci resta la strada di ieri


e l’adusato fidarsi di una abitudine, cui piacque


stare in noi, così rimase, e non se ne andò.


Oh, e la notte, la notte, quando il vento colmo


di cosmici spazi ci corrompe il volto – a chi mai


potrebbe mancare l’agognata, che sì dolcemente delude,


lei che di fronte al cuore solingo con fatica


si dispone? È più lieve agli amanti? Ah!


si nascondono soltanto l’un l’altro il destino.


Non lo sai ancora? Getta dalle tue braccia il vuoto


verso gli spazi che respiriamo; forse là gli uccelli


sentono l’aria dilatata con volo più intimo.

 


Domenica 08 marzo 2020


Prealpi Trevigiane


-Cison di Valmarino: Anello della Val del Rujo


-San Pietro di Feletto: Pieve di San Pietro


-Refrontolo: IL Molinetto della Croda


Anello della Val del Rujo.


Siamo in uno degli angoli più affascinanti di tutto il


comprensorio delle Prealpi Trevigiane. L’itinerario


inizia con la “Via dell’Acqua” o “Via del Mulini”, un


percorso molto interessante con tanti spunti sia dal


punto di vista naturalistico che storico. Ci troviamo a


Cison di Valmarino: i motivi per visitare questo piccolo


centro non mancano di certo: il comune fa parte del


Club dei “Borghi più belli d’Italia” e conserva un centro


storico elegante e ordinato. La zona è famosa anche


per le eccellenze enogastronomiche, dal prosecco al


radicchio rosso. E poi c’è l’acqua, elemento centrale


dello sviluppo del paese, con il torrente Rujo che


forniva energia per le attività artigianali. Un passato


prossimo la cui memoria è ben viva grazie appunto al


percorso della “Via dell’Acqua “che permette di scoprire mulini, lavatoi, fontane e altre


opere idrauliche. Si parte proprio dalla piazza centrale del paese, costeggiando fin da


subito il fiume. La salita è dolce e piacevole tra ponti, cascatelle e il suono del torrente che


ci fa compagnia.


Il percorso completo è lungo 2,5 km con un dislivello di 180 metri e un tempo di


percorrenza di 1 ora e mezza (sola andata). Il punto d’arrivo è il “Bosco delle Penne


Mozze”, un memoriale nella natura realizzato dagli Alpini, che ricorda i caduti trevigiani


nelle guerre.


Il Bosco delle Penne Mozze


Inaugurato l'8 ottobre 1972, il “Bosco delle "Penne Mozze" è situato in una posizione


panoramica ed è un memoriale immerso nella natura, che si estende su un’area di oltre


16.000 mq di terreno, nato dall’idea del prof. Mario Altarui di “ricordare con un pianta ed


una stele tutti i caduti alpini nati in provincia di Treviso”. Quel sogno si è trasformato in


realtà grazie all’entusiasmo ed alla determinazione del Gruppo Alpini di Cison di Valmarino


ed a quelli che insieme hanno investito tempo ed energie a costruirlo.


Sul terreno sono state messe a dimora le piante, tracciati i sentieri dedicati alle Medaglie


d’Oro Alpine Trevigiane, e soprattutto realizzate, ad opera del maestro Simon Benetton


,oltre 2000 stele in ricordo dei caduti.


Ancor oggi percorrere questi sentieri, nella penombra del bosco e accompagnati dal


rumore del vicino ruscello, trasmette al visitatore delle emozioni difficilmente descrivibili.


Le stele posizionate tra gli alberi ben rendono l’immagine del sacrificio umano dei nostri


militi ed allo stesso tempo l’orgoglio ed il senso della Patria di chi, con amore e dedizione,


ha voluto mantenere vivo il ricordo di quel sacrificio.


All’inizio del percorso, nel Piazzale d’ingresso campeggiano gli scudetti delle sei Divisioni


Alpine; a destra delle tre penne mozze, simbolo del memoriale, ci sono i “piedi “ del


monumento alpino di Brunico fatto saltare con atto dinamitardo dai secessionisti


altoatesini. Lungo il percorso si trovano inoltre la “Madonna delle Penne Mozze” e


numerosi monumenti e cippi dono di altre Associazioni d’Arme, a dimostrazione della loro


genuina solidarietà al Corpo Alpino. Inoltre, dal 2001, su una stele monumentale che


raffigura simbolicamente un albero, il Bosco ha cominciato ad ospitare le targhe di altre


sezioni alpine d’Italia, così da divenire luogo della memoria non solo degli Alpini Trevigiani,


ma di quelli di tutto il Paese.


Penne Mozze del mio cuore,


ricordate su a Cison


con un albero e una stele,


erba, roccia e pochi fior.


Morti d’Africa e di Libia


E dell’Alpi e mari ancor


Grecia, Russia e dei Balcani


Ch’el Cristo ve varda


ch’el vento ve basa,


che i alberi canta


al sol e a la luna


canson vecie e nove


de requie e de gloria,


o pena spacada


t’à fato la storia


Penne Mozze per l’onor!


Dal Bosco delle Penne Mozze l’itinerario prosegue fino alla Cascata del Pissol, da dove


inizia il percorso di ritorno a Cison, passando per i ruderi dell’Antico Sacello di San Daniele


e della Casera Ola.


La Pieve di San Pietro


Dedicata a San Pietro Apostolo, è


stata costruita ampliando le


strutture di un precedente


manufatto di epoca longobarda o,


forse, pagana, del quale rimangono


alcuni fregi e tracce di affreschi.


Anche la struttura architettonica, a


capanna in stile romanico a tre


strette ed alte navate, con il


bellissimo porticato sulla facciata e


sul lato del campanile, è piuttosto


interessante ed originale.


All’interno, sulle pareti di sinistra, affreschi del ‘200 e del ‘300 di ispirazione bizantina


rappresentano San Pietro, la Crocifissione e le storie della natività, ma soprattutto


impressiona l’imponente figura di San Cristoforo, rimasta incompiuta. Nel ‘400 venne


dipinto, sulla parte rimasta vuota di questa parete, il ‘Credo’, conosciuto anche come la


‘Bibbia dei poveri’. L’affresco venne staccato nel 1957 per trasferirlo sulla parete rimasta


nuda perché ricostruita dopo le distruzioni del terremoto del 1873 e delle guerre. Nel


catino dell’abside domina il trecentesco ‘Cristo Pantocrator’ e tracce di figure più antiche.


Sulla controfacciata restano le tracce del ‘Giudizio Universale’. Interessante poi la cappella


di San Sebastiano con gli affreschi del 1470. L’altare maggiore, settecentesco, è


tipicamente barocco, modello pressoché ‘standard’ in quasi tutte le chiese venete.


All’esterno, isolato, il campanile del XVI secolo ispirato a quello di Aquileia. La scalinata


esterna, verso la strada principale, è invece ottocentesca.


Il Molinetto della Croda


Il Molinetto della Croda, nella valle del Lierza, maggiore affluente del Soligo, rappresenta


uno dei più suggestivi angoli della Marca Trevigiana. Nei suoi quasi quattro secoli di storia


ha ispirato artisti e incantato migliaia di visitatori. Caratteristico esempio di architettura


rurale del secolo XVII, l’edificio fu costruito a più riprese. A partire dal 1630. Le fondazioni


della primitiva costruzione poggiano sulla nuda roccia, appunto la “croda” della montagna.


Successivi ampliamenti consentirono di ricavare i locali per la dimora di modeste famiglie


di mugnai, sempre alle prese con la povertà e la minaccia incombente di piene improvvise


e alluvioni devastanti come quelle del 1941,del 1953 e, soprattutto del 2014, quando


morirono quattro persone Il vecchio mulino, simbolo di una civiltà rurale. in via di


estinzione, sotto l’incalzare. della civiltà industriale, macinò l’ultima farina di mais nel


1953. Successivamente rimase per alcuni anni disabitato e in stato di desolante


abbandono, poi, pr fortuna, è stato sottoposto a scrupolosi interventi di restauro, che


hanno conservato inalterate le caratteristiche dell’edificio. Al piano terra è stata fedelmente


ricostruita la macina, ora resa di nuovo funzionante.


Tra gli artisti veneti che sono stati affascinati dal Molinetto c’è Angelo Lorenzon, di cui qui


sotto si può ammirare il dipinto, e Tiziano D’Agostin. Anche il cinema non ha trascurato il


Molinetto: nel 1977 i suoi ambienti e il paesaggio ad esso circostante hanno fatto da


scenario al film Mogliamante, con Marcello Mastroianni e Laura Antonelli.


È uno dei pochi mulini ad acqua ancora funzionanti, per cui la visita guidata è molto


interessante. Oltre alla visita, si possono anche degustare i due vini caratteristici della


zona: il Refrontolo Passito ed il pPosecco Superiore


Il Molinetto della Croda


una bellezza che l’acqua ha donato e che non ha potuto spezzare


una pace dove il tempo si è fermato

 


Domenica 22 marzo 2020


Val Trompia (Brescia)


La Via del Ferro e delle Miniere


Monti ricchi di minerali di ferro, boschi rigogliosi, torrenti sfruttati per azionare le ruote dei


magli, ingegno imprenditoriale, sudore e fatica di minatori: sono questi gli ingredienti che


hanno determinato la storia della Val Trompia, in territorio bresciano.


Lo sfruttamento intensivo della valle inizia addirittura in epoca romana, quando nelle


miniere sono costretti a lavorare i prigionieri condannati “ad metalla” (lavori forzati


all’interno delle gallerie) e raggiunge l’apice durante il Rinascimento, periodo nel quale il


ferro arricchisce i mercanti della Repubblica Veneta, mentre abili artigiani e incisori


fabbricano armi da taglio e da fuoco per gli eserciti. Dalla seconda metà dell’Ottocento, i


giacimenti divengono proprietà di società industriali che portano alla nascita delle


importanti fabbriche metallurgiche e di armi del territorio bresciano.


Oggi queste antiche tradizioni sopravvivono e continuano ad essere tramandate grazie


alla creazione di un percorso culturale che prende il nome di Via del ferro: la filosofia del


progetto è quella del “museo del racconto”: miniere, musei, fabbriche recuperate,


laboratori e attività didattiche, illustrano la vera e appassionante storia di questo territorio,


anche ai più piccoli, in modo istruttivo e divertente.


Pezzane. Miniera Marzoli


Tavernole con il fiume Mella ed il forno fusorio


La Val Trompia, oltre ad essere celebre per la


straordinaria lavorazione del ferro ed il patrimonio


artistico, è ricca anche di luoghi stregati e


suggestivi da visitare per gli amanti del mistero e del


brivido. Sul territorio di Marmentino, ma che sovrasta


il Comune di Tavernole e parte dei Comuni


di Pezzaze e di Bovegno, un massiccio montuoso fa da


spettacolare cornice al paesaggio apparendo come


una fantastica fuga di guglie acuminate e cornicioni


strapiombanti. La prima stranezza è che questo monte non ha un nome, bensì le due cime


che lo dominano: Castello dell’Asino, assai tondeggiante e Castello della Pena, più


selvaggio e sinistro. (“castello” nel linguaggio locale significa semplicemente “prominenza


rocciosa”).


Per quanto riguarda il Castello dell’Asino, o anche chiamato Dosso dell’Asino, la leggenda


vuole faccia riferimento alle feste popolari che si celebravano a Natale, usando maschere


d’asino per ricordare il paziente animale che riscaldò il Bambin Gesù.


Per quanto riguarda invece il Castello della Pena, la leggenda vuole che qui


i Romani costruissero un carcere per i damnata ad metalla, cioè schiavi e prigionieri


romani condannati a lavorare in modo inumano nelle miniere di ferro dell’Alta Valtrompia,


tra Pezzaze, Bovegno e Collio. Sempre secondo la tradizione, se qualcuno si ribellava,


veniva condannato a morte e l’esecuzione avveniva in modo esemplare per scoraggiare


altri tentativi di ribellione o insubordinazione: il condannato veniva condotto in


una grotta che esiste nella parte alta di questa montagna, legato con catene e dei grossi


anelli precedentemente infissi, e qui lasciato a morire di fame.


Meno macabra e più bucolica è la leggenda che


dice che nell’antichità, la zona tra Tavernole e Collio


fosse sommersa da un lago ed esisterebbe, ai piedi


di questo massiccio, tra Lavone e Tavernole,


un grosso anello di ferro usato come fermo di


qualche barca che trasportava legname, bestiame o


altro materiale dalla Valle Camonica dove sembra


esistesse una larga mulattiera che si congiungeva


al paese di Marmentino, detta Strada del Carro.


Questo massiccio non poteva non essere di interesse anche del periodo Medievale, vista


la conformazione e l’impossibilità di visitarne tutti gli anfrattiL Un altro nome infatti del


Castello della Pena tra gli abitanti di Marmentino è Corna de la Stréa. Qui infatti c’è


una grotta nascosta e difficile da raggiungere a causa di rocce scoscese, decorata


di stalattiti, nidi di ragni e di gufi, diventata un covo di streghe che


celebravano tregende notturneL Alcuni temerari che hanno visitato questo luogo, ma non


hanno documentazione perché misteriosamente tutte le fotografie scattate si sono bruciate


in fase di sviluppo, dicono che hanno visto nella grotte le impronte dell’ultima strega,


scacciata da una processione religiosa fatta da tutti gli abitanti di Marmentino. Al canto in


lontananza delle litanie, essa avrebbe spiccato un salto e raggiunto il Monte Baldo.


Sabato 04 aprile


Biciclettata da Quarto d’Altino ad Jesolo Paese


Lo scorso anno il maltempo ha in parte compromesso la biciclettata: i ciclisti, infatti, partiti


da Quarto d’Altino si sono dovuti rifugiare in un bar di Caposile perché stava arrivando un


forte nubifragio. Quest’anno viene quindi riproposto lo stesso percorso nella speranza che


la biciclettata si concluda ad Jesolo..


Intanto i turisti che l’anno scorso hanno visitato il Museo Archeolgico di Altino, vanno in pullman


ad Jesolo Lido dove possono fare una piacevole passeggiata sul Lungomare delle stelle o recarsi


all’acquario, il “Sea Life”. L’acquario contiene 16 aree tematiche, oltre 3.000 creature marine


suddivise in ben 37 vasche: un emozionante percorso di circa 60 conduce alla scoperta


degli abitanti dei nostri mari ma anche dei più lontani oceani. Si inizia dalle specie delle


nostre zone come le carpe, lo storione e le aragoste per finire con quelle delle aree


tropicali come gli squali, le razze e i temutissimi Pirahna. Il tutto inserito in una particolare


scenografia. Tra le attrazioni! una delle più spettacolari è sicuramente il ‘Tunnel


Oceanico’: percorrendolo sembra di essere nel blu più profondo, circondati da tanti pesci


coloratissimi! Particolare e coinvolgente la scenografia dell’ambiente.


Mercoledì 08 aprile


Via Crucis all’OPSA di Sarmeola di Rubano


Domenica 19 aprile


Erto (Pordenone)


Il Sentiero del Carbone ("Trui dal Sciarbón") e i luoghi del Vajont


Le tappe di questo interessante itinerario di carattere storico e naturalistico sono: Forcai


(800 m) - imbocco Val Zemola (1.000 m. - Sentiero del Carbone - Casso (965 m) - Diga


Vajont (740 m) - Colmo della frana (820 m).


Dall'alta Val Zemola, dove era prodotto, il "carbon dolce" veniva trasportato a spalla fino al


fondovalle. Per rendere più agevole il trasporto nel XVII secolo venne tracciato un sentiero


livellato a quota 1.000 metri. Dal 1690 fino al 1913 le portatrici curve sotto il peso della


gerla, colma di 40 chili di carbone, passavano su questo sentiero in lunghe e lente


processioni scendendo fino alla riva del Piave. Un percorso del passato dunque, ricco di


memorie: quasi una traccia esile di un'estinta condizione di fatica e di privazioni. Questo


sentiero riscoperto e ristrutturato, dopo 80 anni di assoluto abbandono, oggi è unsemplice,


panoramico e piacevole percorso escursionistico che si snoda attraverso uno splendido


giardino naturale. Esso domina la valle del Vajont, toccando le rustiche ed austere


architetture di Casso, e offre una vasta panoramica sui luoghi (Monte Toc, la diga, la


frana, ecc.) della memoria della più grave tragedia naturale causata dall'uomo in Italia. E'


possibile anche effettuare una visita al Centro Visitatori del Parco Naturale delle Prealpi


Carniche, che ospita la mostra "La Catastrofe del Vajont, uno spazio della memoria" e una


saletta multimediale dove è possibile osservare la ricostruzione grafica dell'evento.


Giovedì 23-Domenica 26 aprile


Trekking storico e naturalistico in Tuscia fra il nord del Lazio e il sud


della Toscana (org. Sezione di Venezia)


1° GIORNO


Partenza da Padova ex HOTEL SHERATON ore 7.00


Arrivo a Montecalvello ore 13:00


Durante il viaggio sosta pranzo a carico dei partecipanti.


-Ore 13:30 Percorso naturalistico da


Montecalvello a Celleno Vecchia antico borgo


medioevale e sistemazione presso l’ex


Convento San Giovanni Battista gestito da una


comunità di famiglie. All'esterno vi sono giardini,


orti, un parco di lecci, al piano terra, oltre allo


stupendo chiostro con pozzo centrale, una


caratteristica sala da pranzo (il vecchio


refettorio), un piccolo bar e alcune salette di


incontro.


-Ore 18:00 visita alla cittadina di Civita di Bagnoregio. Passeggiata (km. 2.30 circa) lungo


le vie di Bagnoregio per poi raggiungere Civita. Tempo previsto almeno 1 ora e 30 minuti


abbondanti sino a raggiungere il pullman.


COSA VEDERE A CIVITA DI BAGNOREGIO:


Una cittadina arroccata su una rupe e che con il tempo è stata quasi del tutto abbandonata


dagli abitanti, mantiene ancora inalterato il suo spettacolare patrimonio storico all’interno di


una cornice dove il tempo sembra essersi fermato e da dove si gode un panorama


incredibile sulla valle dei Calanchi.


2° GIORNO


- Ore 9:00 visita del Parco Archeologico di Vulci, con visita anche al Museo Archeologico


ed il Ponte della Badia.


COSE DA VEDERE A VULCI:


A) IL PARCO ARCHEOLOGICO DELLA CITTÀ ANTICA DI VULCI. Il Parco di Vulci


generalmente resta aperto con orario continuato dalle ore 9,00 alle ore 19.00, tutti i giorni,


dove è possibile fare una bellissima escursione percorrendo sentieri attrezzati che si


snodano lungo la strada basolata romana, tra resti di edifici antichi, a partire dall’epoca


etrusca, fino a raggiungere l’incantevole laghetto del Pelicone. Un’ottima idea se si vuole


abbinare l’archeologia alla natura. Si può scegliere uo dei Percorsi che attraversano il


pianoro dell’antica città etrusca, da godere con tranquillità e senza fretta, con il


passeggino, con il cane, da soli o con gli amiciL il Percorso Breve (Km. 2,300), il


Percorso Completo (Km. 3,500) o il Percorso Natura fino al Laghetto del Pellicone (oltre i


Km. 4). Ingresso Parco per gruppi superiori a 15 persone € 6 a persona.


B) MUSEO ARCHEOLOGICO DEL CASTELLO DELLA BADIA. Il Castello della Badia che


lo ospita è una struttura attestata fin dal IX secolo, quando sul sito sorgeva l’abbazia


benedettina fortificata di S. Mamiliano; di questo avamposto monastico è rimasta traccia,


oltre che nei documenti archivistici, anche nel nome. Il Museo fa parte dell’articolato


sistema museale del Polo Museale del Lazio, è stato costituito nel 1975 ed offre un


panorama completo della città etrusco-romana di Vulci: raccoglie infatti materiale


proveniente da scavi effettuati dall'Ottocento ai primi anni 2000 soprattutto nelle vastissime


necropoli.


C) NECROPOLI ETRUSCA E TOMBA FRANÇOISE. Proprio nei pressi dell’entrata del


Parco di Vulci è possibile ammirare alcune delle tombe che fanno parte di una delle


necropoli dell’antica


cittadina etrusca. A qualche kilometro più a sud-est del Parco si trova la necropoli di


“Ponte Rotto”, dove è possibile visitare la famosa tomba Françoise, ed appartenne alla


famiglia etrusca dei Saties di Vulci, una delle più grandi famiglie aristocratiche della città.


(Chiusa al momento).


Pranzo al ristorante “Le Sette Cannelle” a Tuscania.


Nel pomeriggio breve visita alle Basiliche di San Pietro e S Maria Maggiore a TUSCANIA,


per poi dirigersi verso Viterbo e visita della città


COSA DA VEDERE A VITERBO:


CENTRO STORICO DELLA CITTADINA Definita da secoli la città dei Papi, si tratta di un


capoluogo di antica origine etrusca e con grandi tradizioni storiche, che conserva tutt’ora


un assetto monumentale tra i più importanti del Lazio, tra aristocratici palazzi, monumenti


ricchi di opere d'arte, suggestivi quartieri medievali, chiese e chiostri di varie epoche, torri


slanciate ed eleganti fontane in peperino, tipica pietra locale di origine vulcanica.


A Viterbo i nostri soci avranno l’occasione di


incontrare padre Luigino Cencin che , dopo tanti


anni di missione in Africa, soprattutto in Sierra


Leone, è qui impegnato nella formazione di nuovi


sacerdoti e nel Progetto Casa Famiglia.


L’Associazione Murialdo (Casa famiglia, Famiglie Affidatarie,


Appartamento Ponte, Centro Aperto)


Codice IBAN IT33Q 02008 32974 001158865267 per aiutare i Giuseppini


3° GIORNO


Trekking di una giornata. Ore 9:00 arrivo alla Località Cinelli per visita di Norchia, presso i


Laghi Albatros dove c’è un bar e bagni. Attualmente l’Associazione Amici di Norchia


(associazione senza scopo di lucro) gestisce l’area, se volete potete lasciare un contributo


volontario a piacere. Dal parcheggio si andrà a piedi per vedere le Necropoli del Pile A, D,


Tombe Doriche o a Tempio, Guado di sferracavallo e Tomba Lattanzi sino alla fonte


Paradiso, insieme all’antica acropoli etrusco-romana e poi medievale. Il tutto immerso nel


verde di un bosco, grande più di 80 ettari. Pranzo al sacco. Rientro previsto per le ore


17:00. Per raggiungere i vari punti sarà necessario attraversare anche piccoli fiumi, in


alcuni casi privi al momento di ponti agibili per attraversarli, quindi sarà necessario portare


indumenti e scarpe adatti alle circostanze.


Messa prefestiva a Celleno


4° GIORNO


Ore 9.00 visita della cittadina di Pitigliano; successivamente visita della cittadina di


Sovana. Ore 12:30 pranzo al ristorante La Taverna Etrusca a Sovana. Al termine ,rientro a


Padova.


PITIGLIANO, COSA VEDERE:


IL CENTRO STORICO DI PITIGLIANO. Organizzato intorno a 3 strade principali, quasi


parallele, collegate da sessanta vicoli. Ed è in questi vicoletti che si incontra la meraviglia


di questo borgo: portali, scalette in pietra, finestre, stemmi antichi, cornici, piante di fiori,


gatti che sonnecchiano, creano un panorama medievale fermo nel tempo. Tra questi vicoli


è possibile ammirare il Palazzo Fortezza Orsini a Pitigliano (imponente palazzo fortificato


di origine aldobrandesca e poi residenza dei conti Orsini), l'Acquedotto Mediceo e la


Fontana dei 7 cannelli, la chiesa della Madonna delle Grazie, sino ad arrivare al Ghetto


Ebraico. In piazza San Gregorio si affaccia la cattedrale dei Santi Pietro e Paolo con bella


COSA VEDERE A SOVANA:


CENTRO STRICO DELLA CITTADINA. Inserita tra i Borghi più belli d’Italia, Sovana si


presenta al visitatore arroccata su una rupe tufacea dove, oltre al borgo medievale,


vengono conservate antiche tombe e necropoli etrusche. Visitare il centro storico che si


sviluppò nel corso del Medioevo nelle vicinanze della preesistente necropoli, sotto il


controllo della famiglia Aldobrandeschi significa inoltrarsi in un intreccio di piccoli vicoli, fra


case perfettamente tenute, angoli e piazzette fascinosi ed incontrare monumenti ed edifici


storici, molto opportunamente forniti di esaurienti pannelli informativi che riportano la loro


storia, come Piazza del Pretorio, la chiesa di Santa Maria, il Palazzo Bourbon Del Monte e


la chiesa paleocristiana di San Mamiliano.


DOMENICA 03 MAGGIO 2020


VILLA DI TEOLO


Ed è ancora


TCE


il trail più amato dai podisti