Sezione di Vicenza



TURISMO E ESCURSIONISMO - DINTORNI DEL LAGO MAGGIORE
dal 4/10/2019 al 6/10/2019



4 5 6 OTTOBRE  -  DINTORNI DEL LAGO MAGGIORE  -  CRONACHE DI TURISTI E ESCURSIONISTI

Con i turisti di Silvana Lubian.   Nell’avvicinarsi della data fatidica della partenza, immancabilmente mi trovo a sbirciare sul telefonino l’APP del METEO. Che tempo farà nei giorni dell’annuale gita autunnale della G.M.? Ci sarà il sole? In particolare lo desideravo in quest’occasione, in cui le mete da raggiungere non contemplavano musei o palazzi da visitare, ma stupendi luoghi da vivere all’aria aperta. Le mete sono, infatti, il Sacro Monte di Varese, alcune località del Lago Maggiore isole Borromee comprese e il lago d’Orta, con la splendida isola di San Giulio e il borgo di Motta. E il sole ha premiato ancora una volta il nostro gruppo che per buona parte dei tre giorni ci ha accompagnato, rendendo, se possibile, ancora  più incantevoli luoghi e paesaggi indimenticabili.

 Venerdì 4 ottobre. Il pullman guidato dal nostro ineffabile Vivian, ci porta diritti diritti al Sacro Monte di Varese che ospita la chiesa di Santa Maria del Monte e il monastero delle Suore Romite Ambrosiane. Dal Monte si gode una vista mozzafiato sulla pianura sottostante, sui laghi e le città fino all’orizzonte! Il Santuario ha origini lontanissime, vi sono tracce del IV secolo d.C. quando S. Ambrogio donò al piccolo oratorio una madonna lignea nera. Nel 1452 vi si ritirarono in meditazione la beata Caterina Moriggi e la beata Giuliana Puricelli che nel 1476 fondarono il monastero. A una consorella, Suor Tecla, nei primi del 1600 venne in mente di costruire una cappella di sosta per i pellegrini che salivano al santuario. Piacque l’idea al frate cappuccino Giovanni Battista Aguggiari tanto da cominciare un’opera di predicazione e raccolta fondi per costruire un vero e proprio percorso devozionale. Con l’avvallo dei Cardinali Carlo e Federico Borromeo e di Papa  Paolo V, il cantiere partì nel 1604 e terminò nel 1630. 14 cappelle tutte diverse tra loro con statue e affreschi, disposte sul crinale del monte secondo una teoria architettonica e spaziale, collegate da rampe acciottolate; un vero percorso di devozione, dedicato ai quindici misteri del Rosario, come simbolo di fervida cristianità da opporre al Prostantesimo allora, da proclamare con fede ora. Discendiamo dal Sacro Monte ammirando tutte le cappelle votive poi, come sempre, ci aspetta la ricca colazione volante, predisposta dai nostri bravi organizzatori, e arricchita da torte salate e dolci offerte dalle nostre brave signore partecipanti. Bevuto il caffè, si riparte per raggiungere l’eremo di Santa Caterina del Sasso a Leggiuno, in provincia di Varese. L’eremo rappresenta senza alcun dubbio uno degli scenari più suggestivi e affascinanti del Lago Maggiore, non solo per la superba bellezza del luogo, si trova infatti abbarbicato su un costone roccioso a picco sul lago, ma anche per la lunga e complessa storia che lo caratterizza. Lo raggiungiamo a piedi scendendo una ripida scalinata dal sovrastante agglomerato di case ma fortunatamente per i più pigri era presente un comodo ascensore. L’eremo fu fondato da un ricco mercante, tale Alberto Besozzi, che si affidò a Santa Caterina d’Alessandria durante un naufragio e, salvatosi, in cambio della salvezza si ritirò in questo luogo a fare l’eremita. All’interno egli fece costruire un sacello simile a quello che custodiva i resti di Santa Caterina sul Sinai. Il complesso monastico è molto suggestivo e ben conservato e risale al 1300. E’ composto dal Convento Meridionale, il Conventino e dalla bella Chiesa con affreschi di varie epoche. A sinistra di quest’ultima, a strapiombo sul lago, un fiero campanile del XIV secolo, accompagna la vista verso le sponde poetiche alla luce del tramonto. Che incanto! Serata trascorsa a Verbania nel confortevole hotel con vista sul lungolago.

Sabato 5 ottobre. Ci trasferiamo al lago d’Orta, dove a Pella San Filiberto incontriamo la nostra guida all’imbarcadero per raggiungere l’isola di San Giulio. La navigazione dura solo dieci minuti ma ci godiamo il bel tempo che ancora ci accompagna e il paesaggio molto più austero che circonda questo lago suggestivo. L’isola di San Giulio è talmente perfetta da sembrare un sapiente dipinto, e racchiude tanta bellezza e suggestione da incantare da qualsiasi lato la si osservi. Secondo la leggenda fu liberata dai serpenti da San Giulio che vi fondò una chiesa che ora è una splendida basilica minore in stile romanico barocco, con al suo interno diverse opere e affreschi molto interessanti. Purtroppo il tempo a nostra disposizione per la visita è stato di pochi minuti poiché stava iniziando il rito di consacrazione di una suora di clausura. Dalla basilica abbiamo imboccato la via del silenzio e della meditazione, una strada perimetrale dell’isola, su cui si affaccia l’unico negozio, un ristorante, palazzi, ville e giardini in un rilassante silenzio. Nel cuore dell’isola svetta il monastero Benedettino Mater Ecclesiae che ospita ben settanta monache di clausura che si dedicano a varie attività di restauro e anche alla preparazione del pane di San Giulio. Come da programma, ultimata la visita, ci trasferiamo con il traghetto a Orta San Giulio sulla riva del lago, considerato uno dei borghi più belli d’Italia. Il centro storico, completamente pedonale, sorprende per le strette e pittoresche stradine che spesso sfociano in punti panoramici; è molto raffinato con bellissimi palazzi ottocenteschi e incredibili ville circondate da giardini rigogliosi. Bellissima la piazza Motta, direttamente sul lago, su cui si affaccia il palazzo della Comunità con la spettacolare torre campanaria e villa Bossi, attuale sede del comune, con un giardino all’italiana da cui si può ammirare lo splendido scenario del lago e dove, da tutto il mondo arrivano coppie a celebrare il loro matrimonio. La maggior parte del gruppo è salita al Sacro Monte d’Orta, situato sulla collina sovrastante il paese e dedicato a San Francesco da Assisi. Il percorso comprende venti cappelle votive e dalla cima il grandioso panorama ripaga della fatica spesa. Poi la sosta libera per il pranzo ha dato l’opportunità a tutti di assaggiare le specialità locali: tartufi, vini pregiati, salumi e formaggi saporiti. La digestione la facciamo percorrendo un tratto del bel lungolago pedonale gustando giochi di luci, colori, ombre, fiori e riflessi sulle acque calme del lago. Il pullman ci attende per trasferirci nuovamente a Verbania per la visita allo spettacolare giardino botanico di Villa Taranto, considerato fra i più belli del mondo. Il giardino si trova su un promontorio a picco sul lago, dove nel 1870 il conte Orsetti costruì una piccola villa. Intorno  al 1900 la villa fu acquistata da Rosamund Marke Wood, dama di palazzo della Regina Elena di Savoia, che la fece ampliare. Quando Rosamund tornò a Dover, la mise in vendita e nel 1930 fu acquistata dal facoltoso Capitano Scozzese Neil Mc Eacnarm, incantato dalla bellezza del luogo. I lavori di trasformazione di villa e giardini durarono ben nove anni, fu chiamata villa Taranto in onore di un antenato di Mc Eacnarm, nominato duca di Taranto da Napoleone. Il capitano suddivise il giardino in varie zone: serre per i fiori tropicali, giardini terrazzati, aiuole floreali, erbari e ampie vasche per ninfee e loti. In essa raccolse tutte le specie botaniche conosciute e che riusciva a procurarsi. La visita comincia attraversando il suggestivo viale delle conifere, tra cui alcune rarità come la Metasequoia, accompagnato da aiole fiorite da fiori stagionali; la valletta delle felci, le piante più antiche del mondo, per poi sbucare nel giardino delle dalie, ben 800 specie tutte in fiore: uno spettacolo. La passeggiata continua in saliscendi ed è quasi impossibile prestare attenzione, per quasi due ore, a tutti i tipi di piante e fiori, alcuni visti per la prima volta, che ti scorrono davanti agli occhi nelle serre, nelle vasche e nelle terrazze. Davvero dobbiamo essere grati a Mister Mc Eacnarm per aver voluto creare questo eden sul Lago Maggiore e, nel 1962 averlo lasciato in dono allo Stato Italiano.

Domenica 6 ottobre.  Manca il sole proprio la mattina dedicata alla visita delle Isole Borromee, un vero peccato. Con un comodo battello di linea raggiungiamo l’Isola Madre, che con Isola Bella, Isola dei Pescatori, Isolino di San Giovanni e Scoglio della Malghera forma l’arcipelago delle Isole Borromee. La storia dell’Isola inizia nel 1502, quando la famiglia Borromeo volle trasformarla in una splendida residenza privata. Nel 1542 il giardino era quasi completo e 40 anni dopo iniziò la sistemazione del palazzo. I lavori terminarono verso la fine del 1700 e, a oggi, l’isola non ha più subito cambiamenti. Appena sbarcati, veniamo accolti da uno splendido panorama incontaminato di fiori e di alberi. I giardini botanici sono la parte più accattivante dell’isola con essenze provenienti da ogni parte del mondo, che ben si adattano grazie ad un clima perfetto per lo sviluppo di moltissime specie, addirittura di piante sub tropicali e fiori esotici. Un’altra caratteristica sono le diverse specie di animali che vivono in libertà e fra questi incontriamo numerosi pappagalli, fagiani e gli splendidi pavoni bianchi tipici di questa isola. Ci incanta il famoso e anche sfortunato Cipresso del Kashmir, un albero bicentenario alto oltre 25 metri con tronco del diametro di otto metri, che nel 2006 fu sradicato da una violenta tromba d’aria. Con grande impegno fu riposizionato e messo in sicurezza; ci sono voluti molti anni prima che si riprendesse, ma grazie alla germinazione di alcune foglie, fu dichiarato fuori pericolo; oggi si erge nuovamente imponente, riprendendosi a poco a poco la sua estrema bellezza. Al centro del giardino si trova il palazzo Borromeo che sorge sui resti di una chiesa ed è orientato verso sud in modo da riscaldare maggiormente le stanze e godere di una luce migliore. Al suo interno sono presenti numerose opere d’arte e d’arredamento come quadri, letti a baldacchino, porcellane e arazzi. La parte più curiosa e originale è l’area interamente dedicata al teatro delle marionette, tratto distintivo di casa Borromeo. Questo palazzo era l’abitazione “informale” dei Borromeo, dove potevano passare le loro giornate senza essere legati a protocolli ed etichetta. Mi chiedevo sul battello che ci portava all’ultima visita “Ma quanto sarà bella l’Isola Bella se già tanto bella mi è sembrata l’Isola Madre?”. Allo sbarco veniamo accolti non da piante e fiori ma da negozi, ristoranti strapieni, tanta gente e da notevole confusione. L’isola è piccola e il palazzo Borromeo ne occupa la gran parte. Si tratta di un enorme palazzo in stile barocco i cui lavori di trasformazione iniziarono nei primi decenni del 1600 e finirono nel 1948 quando fu costruita la sala da ballo. Gli interni fastosi sono arredati in modo minuzioso con mobili e opere d’arte di altissimo valore. La lunga visita si conclude nell’immensa sala da ballo che è un vero e proprio spettacolo per i suoi soffitti altissimi e i dolci colori tendenti all’azzurro per ricordare quello delle acque del lago. Nei sotterranei abbiamo potuto visitare le “grotte”, sono stanze interamente dedicate al mondo del mare, con le pareti ricoperte di conchiglie e decorate con marmo nero. Con un cielo sempre più grigio, facciamo un giro nei magnifici giardini. Sono composti da dieci terrazze sovrapposte a piramide mozza. Sulla parte più alta, tra aree verdi e ricchi decori architettonici, troviamo lo scenografico Teatro Massimo, una grande costruzione a tre fasce, ornata di piante, statue e fontane, sormontata da una statua di unicorno che punta verso il cielo. Attraversando il Giardino dell’Amore, con i ricami di bosso, ci avviamo all’uscita con gli occhi e la mente pieni di stupore per tutto ciò che di bello e di prezioso abbiamo potuto ammirare. Anche questa tre giorni G.M. mi ha regalato un caleidoscopio di emozioni, ricordi, bellezza che vanno ad aggiungersi al ricco gruzzolo che ho messo da parte nelle gite precedenti. Un ringraziamento di cuore a Beppe e Federico per l’organizzazione perfetta, a Valeria per aver tenuto in ordine i conti e a Lucia per averci accompagnato quando “i due” erano in escursione (w le donne), e ancora a Beppe che con tanta pazienza ha atteso questo mio mal scritto.   (Silvana Lubian)

  Con gli escursionisti di Federico Cusinato -  Sabato 5 ottobre - Già l’arrivare a Cicogna, a 20 km da Verbania, il nostro punto di partenza dell’escursione, è stata un’avventura, attraverso una stretta stradina tutta curve affrontata con perizia dall’autista del nostro pulmino, un po’scontroso, ma abile. Cicogna è un piccolo borgo ai margini della Valgrande che è mantenuto in vita da un discreto turismo. Siamo nella valle che rappresenta la più ampia zona di wilderness delle Alpi, abitata a lungo dall’uomo, ma da oltre cinquant’anni completamente abbandonata e gradatamente riconquistata da una natura selvaggia e primordiale. Protetta come Parco Nazionale dal 1992, è diventata da allora una meta ambita per gli amanti della natura e del trekking. La giornata è splendida e la temperatura è ideale; iniziamo a camminare in un bosco di castagni e ogni tanto compare un’abitazione abbandonata, ridotta a rudere o ricostruita, qualcuna addirittura in vendita. Man mano che si sale si aprono alcuni scorci panoramici sul Lago Maggiore, mentre a poco a poco il castagno cede il posto al faggio. A una radura ci fermiamo un attimo al rifugio Casa dell’Alpino. Due chiacchere con il gestore, una bevuta alla fresca fontanella e riprendiamo il cammino nel bosco per raggiungere la Colma di Belmello, la meta di giornata, a 1500 metri. Qui comincia una cresta erbosa e qui improvvisamente si apre la visione sul paesaggio circostante. Poiché il gruppo sta procedendo bene, decidiamo di continuare sulla cresta che prosegue con leggeri saliscendi, mentre a destra e a sinistra i suoi versanti sprofondano nella Valgrande propriamente detta e nella Val di Pogallo. Sono versanti interamente coperti di bosco, non si vedono opere umane, sono nascoste o distrutte dalla natura che ha ripreso il sopravvento dopo l’abbandono dei suoi abitanti. Si sente il rumore dei torrenti sottostanti, mentre ad Ovest il Monte Rosa attira l’attenzione, ma più a nord le cime ghiacciate continuano con le Alpi Vallesane, Weissmies, Alphubel, Mischabel, tutte vette altre i 4000. Procediamo in direzione di Cima Sasso a oltre 1900 metri, ormai divenuto il nostro nuovo obiettivo. Il sentiero a un certo punto comincia a inerpicarsi duramente sui fianchi della montagna, ma finalmente, sia pur con un po’ di fatica siamo in cima. Con soddisfazione pranziamo beandoci della visione di monti e valli dove lo sguardo si perde: lontano, lontano si vede fino all’Appennino. Purtroppo bisogna scendere, e dobbiamo farlo velocemente, per non perdere l’appuntamento col pulmino. Ritorniamo sui nostri passi ripercorrendo il cammino dell’andata, riempiendoci nuovamente gli occhi con la visione di paesaggi che apprezziamo ora sotto una luce diversa. Arriviamo giù stanchi, sono sette ore di cammino, ma soddisfatti. Certamente per Nellina, Giuliana, Valeria, Beppe, Silvano e il sottoscritto una giornata da ricordare a lungo.

Domenica 6 ottobre - Siamo solo in tre che si prenotano per l’escursione del terzo giorno che prevede la salita al Mottarone, splendido belvedere sul Lago Maggiore. La giornata grigia, la concorrenza della visita alle isole Borromee e per qualcuno anche l’appagamento dato dalla camminata fino a Cima Sasso il giorno precedente, hanno allontanato gli escursionisti. Non importa ci andiamo lo stesso. Siamo saliti da Stresa in funivia fino alla località Alpino, a 800 metri, dove cominciamo a camminare. Il Lago è invisibile, coperto dalle brume. Seguiamo la mulattiera che corre nel bosco, intersecando vari sentieri fino a incrociare una strada asfaltata, che seguiamo per un tratto, poi un breve pendio erboso ci conduce fino in vetta a quasi 1500 metri di quota. Nonostante la giornata non sia certo delle migliori c’è molta gente, tutti giunti fin qui in macchina. Ripetitori, bancarelle, bar, le montagne russe e le seggiovie, tutte cose che poco hanno a che fare con la montagna, eppure, dispiace dirlo, la gente che affolla la cima, nonostante la giornata uggiosa, è venuta proprio per questo. Tutto questo contrasta con forza con l’esperienza della giornata precedente, tanto più che il motivo principale che ci ha spinti fin qua, il tanto celebrato panorama con la vista di sette laghi è nascosto dalla nebbia nella quale siamo avvolti. Fa freddo. Mangiamo qualcosa e ritorniamo senza tanti rimpianti scendendo per la stessa via. Dopo un po’ una gradita sorpresa, usciamo dalla nebbia e appaiono un pallido sole e qualche sprazzo di azzurro. Incrociamo con piacere questa volta molti altri escursionisti e alla fine riusciamo anche a vedere dall’alto il Lago Maggiore con le Isole Borromee, arrivando poi puntuali a Stresa all’appuntamento con i turisti. Un grazie a Paolo e a Valeria per aver accolto la mia proposta e arrivederci alla prossima gita. (Federico Cusinato)