Sezione di Vicenza



ESCURSIONISMO - TREKKING ANELLO DEI FORNI - CARNIA
dal 5/9/2019 al 8/9/2019



TREKKING ALTA VIA DI FORNI  -  5 6 7 SETTEMBRE

I° GIORNO - Finalmente si va! Il trekking in Carnia, già previsto lo scorso anno e annullato per mancanza di iscritti, questa volta ha raccolto l'adesione di 6 soci. Siamo partiti da Vicenza con zaini carichi, forse troppo, per destinazione Andrazza un piccolo paese del Friuli, poco oltre il Passo della Mauria. Ci aspetta l’Alta Via di Forni di Sopra, un percorso ad anello che, nella prima parte a nord del Tagliamento, attraversa le distese boschive sui versanti dei monti Bivera e Tiarfin e successivamente, a sud del fiume, entra e percorre sentieri nelle Dolomiti d'Oltrepiave. Cominciamo dal primo giorno, giovedì, una bella giornata di sole. Iniziamo a salire lungo una mulattiera che diventerà poi sentiero, non sempre ben evidente, e ci alziamo di quasi 1000 metri di quota, rimanendo sempre all'interno del bosco. Arriviamo a Casera Monte Maggiore dove ci fermiamo per il pranzo. Alla ripresa del cammino ci aspetta una brutta sorpresa. Nonostante le assicurazioni dei gestori dei rifugi che i percorsi erano stati ripuliti e sistemati dopo la tempesta dello scorso autunno, il sentiero comincia ad essere interrotto da alberi caduti, via via sempre più numerosi. Se un albero si può scavalcare, due o più accatastati assieme devono necessariamente essere aggirati, il che considerando il pendio ripido che stavamo attraversando, diventava sempre più complesso. Siamo riusciti ad andare avanti sia pur con fatica e con un po’ di preoccupazione. La lettura della carta mostrava che presto avremo cambiato versante dove la situazione poteva migliorare. Siamo riusciti a contattare il gestore di Casera Tartoi che ci ha confermato che fortunatamente le cose stavano proprio così. Su terreno più agevole abbiamo quindi ripreso a camminare di buona lena fino a raggiungere la meta intermedia, Casera Trigonia, dove, usciti dal bosco abbiamo incontrato per la prima volta durante la giornata degli esseri umani. Non ci eravamo ancora resi conto ma settembre, la giornata feriale, i posti poco conosciuti, avevano ridotto la frequentazione di quelle zone praticamente a zero: la montagna era solo per noi e così lo sarà anche per i giorni successivi. Ci fermiamo per una sosta e un gradito ristoro. Superiamo senza difficoltà e velocemente l’ultimo tratto del percorso da Casera Trigonia a Casera Tartoi. Quest’ultima, di una curiosa architettura, è situata sul fondo di un tranquillo vallone, circondata da versanti ripidi che nascondono il sole: alle 6 era già tramontato. Ci aspettava Mirko, il simpatico e loquace gestore, che dopo essersi scusato per le informazioni non corrette, ci ha accolto con calore. Cena che per molti ovviamente è a base di frico e poi a letto. Sistemazione molto spartana, ma piacevole. (Federico Cusinato)

II° GIORNO - La seconda tappa, non apprezzata a dovere a causa del meteo disastroso, era quella più varia quanto a panorami. Si partiva dalla malga Tartoi in ambiente pastorale, per raggiungere il rifugio Giaf in ambiente più dolomitico, spostandosi da un versante all'altro dei monti che circondano la conca. Si parte, siamo in 8, il conto non torna, il mistero è presto risolto: sono i due simpatici alpaca che ci hanno seguito per salutarci. Il sentiero prosegue in costa senza difficoltà, e con pendenze mai eccessive, tutte le piante abbattute (e sono tante) sono state tagliate rendendo il percorso perfettamente ripulito. Gradini in legno facilitano i più piccoli saltini e anche un tratto di terreno un po' instabile, ma non pericoloso, è stato attrezzato con fune metallica. Non incontriamo nessuno lungo il percorso, il silenzio e la sensazione di solitudine creano quella magia spezzata all'arrivo alla casera Varmost, dove troneggia la stazione della seggiovia e la presenza delle piste da sci ha deturpato l'ambiente. Osserviamo le Dolomiti di fronte a noi, ma le pause ed i tempi sono dettati dalle previsioni tutt'altro che buone: ben presto ci si deve attrezzare con copri-zaino, poncho ed ombrello. Si riparte, ancora nel bosco, sempre per lo più in costa, fino a raggiungere la bella casera Lavazeit, ottimamente attrezzata, e temporaneo riparo  dalla pioggerella debole ma insistente. Inizia ora il pezzo in discesa, da effettuare con un po' di attenzione perché a tratti ripido e reso viscido dalla pioggia, insidiose qui le radici. L' erta termina con un torrente da superare con un ponticello rudimentale, quello più tradizionale è ancora in costruzione. Continuiamo ancora in costa e superata una scaletta in legno gradiamo la trasformazione del sentiero in mulattiera. Da qui tutto facile fino al passo della Mauria, ammiriamo quindi i molti ameni baitini che costellano la zona. Al passo l'unico bar è chiuso, ma fortunatamente la pioggia è cessata, possiamo quindi consumare il pranzo al sacco all'asciutto. Il percorso da qui in poi è abbastanza omogeneo: una serie di traversi nel bosco interrotti da greti asciutti di torrenti da attraversare, il tutto privo di difficoltà. Il tempo di assistere la povera Mariarosa vittima di un'ape battagliera e superiamo l'unica salita, affrontata comunque a tornanti. Si prosegue con il leit motiv del traverso nel bosco interrotto dall'unico tratto aperto, in cui si attraversa un ghiaione e notiamo i primi mughi di fronte a noi, la visibilità è bassa, la pioggia insistente ed il morale a terra. Lanciamo maledizioni ai bugiardi cartelli indicatori che riportano tempistiche da noi condivise, quando finalmente vediamo davanti a noi il rifugio, non è un miraggio! Grazie al calore della stufa e alle bevande bollenti riprendiamo ben presto il buon umore, ma non si può tergiversare, è già arrivato il momento per preparare i piani per domani. (Franco Sonzogno)

III° GIORNO - Dopo la pioggia del giorno precedente al risveglio ci attende un pallido sole. Abbiamo in programma di percorrere il tratto dell'Alta Via chiamato “Truoi dai sclops”, il Sentiero delle Genziane in friulano.

Notiamo subito che il paesaggio è molto diverso dai giorni precedenti: se prima era prevalentemente boscoso e prativo, quasi bucolico, adesso cambia tutto: siamo sulle Dolomiti d’Oltrepiave, caratterizzate non da grandi pareti come le Dolomiti “vere”, ma da strutture rocciose lavorate dall'erosione che ha costruito una varietà di guglie, campanili, torrioni di forme e dimensioni varie. accompagnati alle basi da enormi distese, quasi fiumi, di ghiaia. Con passo regolare arriviamo a Forcella Urtisel la prima delle 4 che valicheremo, a quasi 2000 metri di quota. Il tempo era previsto in peggioramento e infatti dopo averla raggiunta, il cielo si copre, ma per fortuna non piove. Giù a Casera Valmenon, un oasi verde in mezzo a ghiaie e rocce, su a Forcella Brica, giù nella Val d’Inferno, su per l’omonima forcella, il tetto del nostro percorso a 2175 metri, il percorso è un continuo saliscendi, con un paesaggio che cambia in continuazione rispetto alla monotonia dei primi giorni. Decisamente la tappa più bella. Peccato non essere riusciti a vedere la più celebre cima d’Oltrepiave, il Campanile di Val Montanaia, nascosto alla visione da altre cime e altre vette. Un'altra forcella ancora, la Fantulina Alta, e infine una lunga discesa ci porta al Rifugio Flaibani-Pacherini. Doveva essere la nostra meta di giornata prima di chiudere l’anello il giorno dopo, domenica, ma, visto le previsioni meteo infauste dal pomeriggio di sabato in poi, avevamo già deciso di ritornare ad Andrazza in quella stessa giornata per la via più breve. E infatti puntualmente, appena entrati in rifugio comincia a piovere “a seci roversi”. Ci consoliamo con un ottimo pranzo. Per fortuna, al termine, improvvisamente, uno splendido e inaspettato arcobaleno segnala una pausa nelle precipitazioni. Ne approfittiamo per completare il percorso e ritornare velocemente alle auto miracolosamente asciutti. Il problema di queste traversate di più giorni è che sono fortemente condizionate dal meteo, che difficilmente rimane buono per tutta il tempo, obbligando ad accorciamenti e variazioni del percorso oppure a camminare sotto la pioggia. Queste difficoltà sono state brillantemente superate da tutti i componenti della comitiva. Grazie quindi a Maria Rosa, Valeria, Lucia, Franco e Marco per la partecipazione e l’aiuto nella conduzione della gita. (Federico Cusinato)