Sezione di Vicenza



ALPINISMO - GRUPPO DEL M. BIANCO - AGIULLE DE ROCHEFORT e GRANDES JORASSES
dal 20/7/2019 al 22/7/2019



DENT D’HERENS – ALPI PENNINE - 20 e 21 luglio 2019 -  DESCRIZIONE DI UN TENTATIVO

 Il programma gite della G.M. prevedeva, nel gruppo del Monte Bianco, la traversata dal Rifugio Torino sino al Rifugio Boccalatte passando prima per la Cresta di Rochefort, per raggiungere poi la Punta Walker sulle Grande Jorasses. L’eccessivo rialzo termico previsto in zona non rendeva però sicuro il percorso che è prevalentemente sviluppato su creste nevose. Abbiamo pertanto deciso di rinunciare e esplorare una nuova zona: eccoci in partenza io, Giorgio, Daniele, Andrea e Mirco per la Valpelline. Sabato, in tarda mattinata, iniziamo a camminare dalla diga del Lago di Place Moulin per un lungo, infinito avvicinamento. Passando prima per il Rifugio Prarayer e ammirando subito dopo un larice secolare dalle dimensioni enormi, stile sequoia National Park, raggiungiamo il rifugio Aosta dopo soli 800 metri di dislivello ma con dodici chilometri e mezzo di sgambata. Lungo via, a destra e sinistra, passiamo accanto a torrenti in piena, e in prossimità del rifugio a quota 2.800 è ben visibile il fronte del ghiacciaio con una portata d’acqua spaventosa ad ennesima conferma del cataclisma climatico che stiamo vivendo. Coccolo, detta alla triestina, il rifugio, con soli 38 posti letto e con una sala da pranzo tanto piccola da obbligare la consumazione della cena in due turni. La precedenza va data a coloro che l’indomani partiranno all’assalto della cresta Tiefenmatten e il secondo turno va riservato a coloro che, facendo colazione alle 4 e 30, due ore dopo, avranno come destinazione la Tete de Valpelline. Domenica ore due: sveglia. Ma fuori piove… com’è possibile? Le previsioni meteo davano tempo splendido. Ci prepariamo fiduciosi, scendiamo a fare colazione con la speranza che rassereni. Giunge l’ora di partenza, ore tre: diluvia. Tre cordate di giovani francesi partono comunque, bene “imbacuccati”. Noi attendiamo assieme a dei marchigiani in viaggio dal venerdì per salire la vetta: altri decidono di tornare in branda (saggia decisione). Passa mezz’ora e l’acqua sembra dare tregua; decidiamo di partire. Passo dopo passo cominciamo a salire ma  ricomincia a piovere, sempre di più, inizia a tuonare, cominciamo a calpestare neve, ci copriamo con piumetti e kway. Più in alto intravvediamo le frontali dei francesi partiti in orario; saliamo sino a quota 3.100 mt mentre la pioggia si è trasformata in neve; la visibilità diminuisce, alcune cordate cominciano rientrare. Ci fermiamo per un breve consulto, giusto per decidere all’unanimità che non vale la pena di proseguire. L’intensità della perturbazione avrà già creato significativi accumuli in quota per cui, anche in caso di successiva schiarita, la cresta sarà probabilmente impraticabile. Dopo un paio d’ore di discesa il tempo comincia a migliorare con schiarite sempre più ampie, ma la vetta non si intravvede ancora. Alle otto, dopo una quindicina di chilometri, giungiamo alla macchina per il successivo rientro a casa, tutti consapevoli di aver fatto la scelta giusta. Affascinati comunque dall’ambiente selvaggio torneremo sicuramente. Alla prossima. (Francesco Guglielmi)