Sezione di Vicenza



TREKKING .VIA DEL SALE DETTA VIA DEL MARE
dal 11/4/2019 al 14/4/2019



 TREKKING SULLA VIA DEL SALE DA CASTELLAZZO A PORTOFINO   -   11 12 13 14 APRILE 2019

Tornati dagli acquedotti di Lucca e Pisa subito ci immergiamo nella nuova avventura. E’ la volta della Via del Sale detta Via del Mare. Maria Rosa, Dolly, Valeria, Nelllina, Giuliana, Beppe, Paola, Lisa, Ettore, Gina, Federico, Franco, Lucia, Gabriella e Beppe capogita sono gli iscritti, tutti presenti alla partenza. La Via del Sale, o Via del Mare, è un trekking con alle spalle un passato importante. Il sale era un bene preziosissimo utile per la conservazione dei cibi; per questo motivo veniva trasportato dal mare oltre le montagne, fino alle zone più interne della pianura padana. La Via del Sale ripercorre quindi parte del tratto storicamente utilizzato dai mercanti, un sentiero antico di secoli. É lunga 85km. Ha un dislivello totale in salita di 3.580m e in discesa di 4.000m. Il primo giorno abbiamo accorciato il percorso di circa 6 km e il dislivello di circa 300 m. Il tragitto del trekking è ovunque ben curato e pulito. Si parte dalla Valle Staffora, e si scavalca l’Appennino fino al mare. Nelle prime due tappe si è praticamente sempre sulla linea di confine che divide le province di Pavia, Alessandria, Piacenza e Genova, e con loro le quattro regioni: Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Liguria. Quelle però più interessate sono la Lombardia, per il primo tratto fino al Parco Antola, e la Liguria, che prosegue da lì fino al mare.

GIOVEDI’ - Come detto, accorciando la prima tappa di circa 6 km, abbiamo cominciato a camminare dal paese di Castellaro. La cosa si è rilevata opportuna, oltre che per rendere meno impegnativo il dislivello del primo giorno, da 1.500 a 1.200 metri, anche per mitigare gli effetti di condizioni meteo davvero inclementi. Da Castellaro, per i successivi 4 chilometri, comincia una salita piuttosto ripida, passando dai 756m di altitudine di Castellaro ai 1.350m del rifugio Pian della Mora. Non si tratta di un vero e proprio rifugio, ma di un bivacco dentro il quale ci siamo riparati un poco dal vento e dalla pioggia. Sorpassato il Pian della Mora e successivamente il Monte Boglelio a 1.470m di altitudine, al Piano della Bonazza abbiamo raggiunto il secondo e ultimo bivacco della giornata. Lo spettacolo del panorama intorno, descritto affascinante dalle guide, è purtroppo deludente perché a causa nubi e nebbia non riusciamo a vedere nulla. Infreddoliti proseguiamo per alcuni chilometri verso la vetta del Monte Chiappo: lassù, in cima, riusciamo a scorgere il rifugio a malapena. Abbiamo raggiunto il punto più alto di tutta la Via del Sale. una targa proprio in prossimità del rifugio, indica quota 1.700m. Il luogo, punto di arrivo di una vecchia sciovia, sembra in stato di semiabbandono e il rifugio ridotto male. Altro non ci è dato di percepire se non pioggia, quasi neve, nebbia, vento, temperatura attorno ai 2 gradi. Un paio di chilometri di cammino disturbato dal vento, tutti in discesa, portano infine a destinazione: l’alberghetto Capanne di Cosola ci aspetta a quota 1485m. La sistemazione nelle camere è sufficiente, l’accoglienza cordiale, la cena superlativa per la gioia di tutti.

VENERDI’ - Ci aspetta la seconda tappa da  Capanne di Cosola a Torriglia passando per il Monte Antola. Si tratta di un totale di 23 chilometri e mezzo, un dislivello in salita di 862m.  un dislivello in discesa di 1342m. Punto più elevato sarà quota 1662m del Monte Cavalmurone.     “Da Capanne di Cosola attraversiamo uno degli scenari più belli di tutta la Via del Sale. Il primo pezzo è quasi sempre in cresta. Il panorama intorno a noi è incredibile. Ci fermiamo in continuazione, affascinati da scorci sempre più suggestivi e con la speranza di poter vedere qualche daino o capriolo.”     Incitati da quello che è scritto nella guida del trekking cominciamo a camminare, ma in effetti non vediamo oltre la cinquantina di metri in quanto il meteo è ancora inclemente. Si raggiunge in poco tempo il Monte Cavalmurone  che è il punto più alto della tappa di oggi. Un po’ di sali e scendi leggeri, e si arriva al Monte Carmo a 1.550m di altezza. Se fino ad ora la Via del Sale aveva camminato tra Piemonte ed Emilia Romagna, ora, proprio dal Monte Carmo, si comincia a seguire la linea di confine che divide il Piemonte dalla Liguria. Ma soprattutto cambia la situazione meteo e si comincia a gustare il percorso con visioni interessanti su monti colli vallate assai boscosi, percorrendo il bel sentiero molto ben segnato e percorribile senza alcun problema. Si raggiunge così una strada asfaltata in località Capanne di Carrega. Sono tutti luoghi con molteplici riferimenti alla guerra partigiana che in questi posti ha avuto momenti di alta intensità. Dall’alto abbiamo ammirato, in tutta la sua bellezza, il lago di Brugneto. Si tratta di un bacino artificiale, realizzato solo nel 1959. Sotto le sue acque, che servono da approvvigionamento idrico per Genova, ci sono ancora i resti dei due piccoli insediamenti Frinti e Mulini di Brugneto. Abbiamo occasione di vedere numerosi caprioli prima tranquilli al pascolo e poi in fuga precipitosa da noi quattordici escursionisti. Proseguiamo raggiungendo prima il Monte delle Tre Croci, poi, dopo un breve ma intenso strappetto, il Monte Antola a 1597m. inaspettatamente rivelatosi agognata meta da molti anni per alcuni di noi. Commozione alla lettura della nostra preghiera. Dalla vetta del Monte Antola si scende subito verso la Cappella del Sacro Cuore. Poco più avanti raggiungiamo le rovine del rifugio CAI che qui sorgeva dal 1894, fin da subito gestito dalla famiglia Musante. Questi ne mantennero la gestione fino agli anni ’80, poi, negli anni ’90 un incendio compromise seriamente l’edificio, che oggi rimane disabitato e in via di abbandono. Vecchie cartoline del luogo mostrano un luogo completamente diverso. Accanto alla cappella, dove oggi vediamo bosco e natura, sul finire dell’Ottocento c’erano ristoranti e qualche casa. Un passato che se non fosse per queste testimonianze storiche faticheremmo ad immaginarci. Dopo una decina di minuti passiamo poco sopra al nuovo rifugio CAI, il Rifugio Antola rigorosamente chiuso. A Torriglia mancano ancora nove chilometri. Sarà tutta discesa su sentiero, spesso su sassi e lastre di pietra. Non contenti dei quasi 24 chilometri totali previsti, per la gioia di tutti, sbagliando una deviazione già in vista dell’arrivo, provvediamo ad allungare il percorso di un'altra mezz’ora. La sistemazione in albergo è buona, in centro a Torriglia; l’accoglienza molto cordiale da parte del signor Pippo padrone del locale; la cena al di sopra della possibilità di trangugiare di molti.

SABATO – La terza tappa  Torriglia – Uscio avrà la lunghezza di 23km, un dislivello in salita di  616m,  un dislivello in discesa di 1065m,  il punto più elevato sarà a 1043m - Usciamo dall’albergo di Torriglia annusando l’aria e cercando conforto dai siti meteo: forse oggi cammineremo all’asciutto. Cominciamo subito a salire. La strada asfaltata diventa ben presto un sentiero nel bosco. Pochi chilometri e incrociamo l’Alta Via dei Monti Liguri, un bellissimo itinerario escursionistico, di cui calcheremo un breve tratto. La mattinata si rivela assai movimentata in quanto dobbiamo condividere il sentiero, con almeno sei sette motociclisti impegnati in una escursione in senso di marcia contrario al nostro. Risulta inevitabile un sano confronto di idee e un vivace reciproco scambio di complimenti a mamme e sorelle. Il percorso avviene seguendo saliscendi di cresta in zona boscosa ma con frequenti squarci con panorami su monti, colli, piccoli paesi e  mare. La tappa viene spezzata dalla presenza di due paesi: il primo nella località di Sottocolle  e il secondo in quella di Sant’Alberto di Bargagli. La Via del Sale passa sopra la località di Sottocolle. Si riprende quindi un sentiero nel bosco, semplice e ben segnalato, che conduce al Monte Bado non proprio banale da raggiungere e dalla vetta del quale ci allontaniamo velocemente per paura del temporale e di fulmini.. Neanche un chilometro e ci si ritrova sulla strada asfaltata. Qui alcuni volontari si staccano dalla compagnia per andare a recuperare le auto parcheggiate all’inizio del trekking a Castellaro. Sarà un giretto di 250km. Il reso della compagnia proseguirà verso la destinazione di tappa attraverso sentiero di mezza costa e strada asfaltata. Si potrà arrivare in tempo a Uscio a prender messa nella bellissima pieve romanica assieme a sette otto indigeni. La fondazione della pieve originaria risale al VI-VII secolo d.C., anche se la struttura odierna risale all’XI secolo, nel periodo che vide i vescovi di Milano trasferirsi a Genova. Questi eressero in tutto quattro pieve ambrosiane, dedicate quindi a Sant’Ambrogio, nelle città di Rapallo, Recco, Camogli e naturalmente Uscio. La sistemazione nell’unica locanda del paese è un poco sacrificata ma sufficiente, la cena viene accompagnata da un fortissimo temporale che fa pensare ai più di trovare alternative al cammino del girono dopo.

DOMENICA – La quarta e ultima tappa Uscio – Portofino sarà lunga 17km  il dislivello in salita di 490m, il dislivello in discesa di 890m  il punto più elevato sarà a quota 570m. Inizia l’ultimo giorno di cammino sulla Via del Sale, o Via del Mare. Contrariamente ad ogni previsione saremo graziati dal meteo e apriremo gli ombrelli solamente a ridosso del traguardo finale. Oggi si raggiunge Portofino, uno dei luoghi più rinomati e famosi in tutto il mondo. Riprendiamo quindi le scalette verso l’alto del paese di Uscio e cominciamo a seguire l’ormai familiare segnaletica VM. Incocciamo subito in diversi antri e pozzi profondi scavati a colpi di piccone. Nei secoli e fino a poco tempo fa venivano estratte e lavorate le lastre di pietra usate per coprire i tetti delle case della zona. In breve tempo, arriviamo ai cancelli della Colonia Arnaldi. Si tratta di uno dei primi centri benessere italiani, fondata nel lontano 1906 dal farmacista e letterato Carlo Arnaldi. Un’area gigantesca, immersa nella natura, nella pace, e fornita di ogni confort. Appena si entra è impossibile non percepire che siamo in un luogo carico di storia. In generale il sentiero è facile, una vera e propria passeggiata nella natura. Il mare, là in lontananza, si avvicina di più ad ogni passo. Ad un certo punto possiamo addirittura vedere, con precisione, a destra Recco e tutta la costa ligure fino a Genova, e a sinistra le città di Rapallo e Chiavari. Siamo ufficialmente dentro al Parco Naturale Regionale di Portofino, e si vede! I sentieri che si snodano dalla Via del Mare sono tantissimi. Raggiungiamo quindi la località di Ruta, un vero e proprio balcone su Camogli, dove spicca, la chiesa millenaria. Per molti anteriore all’anno Mille, la chiesa si componeva, nel Medioevo, di un Hospitale dedicato ai viandanti in pellegrinaggio verso Roma. Il sentiero è in salita ma comodissimo; ce lo godiamo quasi in solitudine e prosegue dentro al Parco di Portofino. Una serie di varianti conducono a Camogli, alla meravigliosa spiaggia di San Fruttuoso e a Santa Margherita Ligure. Portofino è vicinissima. Una lunga e costante discesa, tra ville e case e bel panorama, ci conduce finalmente al porto. Un bus provvederà a scaricarci davanti al parcheggio auto di Santa Margherita Ligure. La Via del Sale è finita. É stata una bella esperienza, con paesaggi luoghi e situazioni che ci rimarranno impressi per molto molto tempo. Un ringraziamento e tanti complimenti a tutti i partecipanti, soprattutto a quelli che più hanno faticato a causa del percorso non banale, reso impegnativo anche per meteo avverso. Bravi. Una menzione particolare a Gabriella e Dolly che hanno messo a disposizione le macchine utili al trasporto, e a Lucia che ha fatto spola da una località all’altra con l’auto di sostegno per il trasporto bagagli. Senza di loro non sarebbe stato possibile portare a termine il trekking. Alla prossima.